Il delirio della guerra

di Stefano Sannino

La guerra è sempre un delirio.

Un delirio di onnipotenza, di vanità, di vanagloria.

In guerra, tutti gli schieramenti credono di avere ragione ed utilizzano la violenza come mezzo per prevaricare la ragione dell’altro.

In guerra, i criteri del dialogo, della retorica e della ragione vengono sempre meno, in virtù di un unico criterio: quello della prevaricazione.

Quanto intercorso nelle ultime giornate, è soltanto l’estrema prova di quanto l’irrazionalità umana possa portare ad una escalation di violenza e fisica e psicologica sia tra individui, come tra nazioni.

La storia dovrebbe ormai averci insegnato che la guerra tra nazioni serve solamente non per esportare ideali filosofici o politici, ma per preservare i propri interessi economici all’estero. Ma davvero possiamo permettere al denaro e all’economia di causare migliaia se non milioni di morti? Davvero il nostro materialismo può influenzare così tanto sia le nostre vite che quelle di persone altrettanto innocenti e prive di interessi economici?

La risposta è no.

In nessun modo dovremmo consentire all’interesse di pochi di nuocere ai molti, i quali non hanno mai avuto né mai avranno interessi economici così grandi. Oltre a queste becere cause scatenanti, dobbiamo anche ammettere che la guerra è diventata un business. Industrie di armi, di proiettili, cantieri navali e aerei: tutti si attivano per produrre l’armamentario necessario alla scesa in guerra, fornendo posti di lavoro e quindi facendo girare l’economia di un paese. È la strategia più vecchia del mondo: la guerra, oltre a fornire possibilità espansive e conquiste economiche, può letteralmente risollevare le condizioni finanziare di un certo tipo di industria di una determinata Nazione.

Con questo non sto assolutamente cercando di fare un discorso specifico per la guerra di cui tutti parlano negli ultimi giorni, ma voglio invece cercare di delineare quanto la guerra in sé sia stupida ed irrazionale.

Credo si possa qui tranquillamente parlare di meccanismo del capro espiatorio, che abbiamo già avuto modo di vedere in articoli precedenti, dove però il colpevole non è identificato in un solo individuo interno ad un gruppo sociale che viene quindi sacrificato per mantenere l’ordine, ma piuttosto in una intera nazione o perfino, in modo più astratto, nell’ideologia che questa nazione rappresenta. Non a caso, la causa “ufficiale” di moltissime guerre è proprio la differenza ideologica.

Il conflitto Occidente-Medio Oriente è l’esemplificazione di questo meccanismo, per il quale due o più nazioni, si accusano vicendevolmente dei propri mali e delle proprie paure irrazionali, portando così alla guerra più insensata della storia.

E cosa possiamo fare noi?

Sicuramente questa è una domanda che ci poniamo ogni qualvolta veniamo posti innanzi a conflitti di questo tipo.

L’unica cosa a noi disponibile è, come sempre, una analisi di coscienza. Dobbiamo comprendere che non vi è responsabile per i mali del mondo, non vi è una ideologia nemica, né una religione avversa e nemmeno una casta o un gruppo sociale responsabile delle nostre sofferenze. Gli unici responsabili siamo noi. Guardiamoci allo specchio e riconosciamo che la ragione deve sempre vincere sull’istinto. La coscienza deve sempre sconfiggere l’interesse economico.

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