Il clima e l’America “stupid again”

Il riscaldamento globale è un problema sempre più grave e pressante. Sono sempre più evidenti i segni di un aumento delle temperature medie. E sono sempre più evidenti i danni che ne derivano. La desertificazione avanza, provocando ingenti migrazioni e problemi all’agricoltura e i ghiacci, sia alpini che polari, si sciolgono sempre più velocemente alzando il livello dei mari. E la colpa è nostra.

Il presidente Donald Trump.

Il riscaldamento globale è dovuto all’inquinamento e, in particolare, all’aumento dei gas serra nell’atmosfera. Alcuni gas, come l’anidride carbonica e il metano, trattengono il calore proveniente dal sole. L’aumento di questi gas fa quindi aumentare le temperature medie. È stato rilevato come la quantità di gas serra (e di anidride carbonica in particolare) sia strettamente connessa all’andamento climatico. I periodi più caldi sono quelli in cui c’è più CO2 nell’aria. E non c’è mai stata tanta anidride carbonica come in questo periodo. Ma da dove viene? L’anidride carbonica è prodotta dalla respirazione degli animali e dalla combustione. In natura essa viene poi utilizzata dalle piante che, tramite la fotosintesi, trasformano la CO2 e l’acqua in glucosio liberando ossigeno come scarto. L’aumento dei fumi derivanti dalla combustione (soprattutto quella dei carburanti fossili come carbone e petrolio) e la diminuzione della fotosintesi a causa della deforestazione e dell’urbanizzazione ha però rotto l’equilibrio e inaugurato un periodo di costante aumento dei gas serra e delle temperature.

Per chi volesse avere un quadro più completo, consiglio la “letio magistralis sulla fine del mondo” del meteorologo Luca Mercalli.

Come spesso accade, la politica si è accorta tardi del problema, nonostante il mondo scientifico avesse lanciato l’allarme già decenni fa. Oggi, finalmente, si parla della tutela dell’ambiente e della necessità di ridurre le emissioni di gas serra. Va detto che la politica si sta svegliando anche per una questione di interessi economici. La desertificazione, l’aumento delle temperature, l’aumento della violenza di tempeste e uragani, stanno danneggiando l’economia di molti paesi. Sono tanti i paesi del Terzo Mondo che stanno vivendo situazioni drammatiche a causa dei cambiamenti climatici, ma anche nei paesi industrializzati gli effetti si fanno sentire. La siccità sta dando problemi alla nostra agricoltura, mentre oltre oceano possiamo citare il caso del Montana, le cui risorse agricole e forestali sono messe in grave crisi.

Per cercare di evitare il peggioramento della situazione sono stati fatti diversi vertici internazionali e diversi trattati (ricordiamo quello di Kyoto). L’ultimo è il recente trattato di Parigi che detta degli obiettivi e delle linee guida che i vari paesi devono seguire. Al trattato aveva aderito anche l’America, con Obama, che è uno dei paesi più industrializzati e, quindi, maggiormente responsabili del problema. Il trattato è, va detto, debole e insufficiente. Il problema oggi è drammatico e serve un cambiamento drastico. Non possiamo continuare con un sistema economico e sociale insostenibile come quello consumista. Ciò nonostante, il trattato è un primo passo che, se non risolve il problema, almeno lo rallenta e ci dà più tempo per reagire e cambiar strada. Purtroppo, però, nessuno può prevedere i colpi di coda della stupidità umana.

Il presidente Donald Trump, che nei pochi mesi del suo governo ha già più volte dimostrato di essere superficiale, irresponsabile e ignorante, ha annunciato l’uscita degli Stati Uniti dal trattato di Parigi. Trump ha deciso di ignorare i tantissimi dati e studi scientifici per privilegiare una visione basata sugli interessi immediati di una parte dell’economia americana, il tutto condito da un certo complottismo. Secondo il presidente USA, infatti, il riscaldamento globale sarebbe una bufala (con buona pace dell’evidenza dei fatti) inventata dai cinesi per danneggiare l’economia americana. Cinesi che, al contrario di Trump, stanno prendendo il problema molto sul serio.

La scelta americana è irresponsabile, immorale e stupida. Irresponsabile e immorale perché va dritta verso la catastrofe ambientale, che potrebbe provocare guerre e milioni di vittime, oltre che fame e povertà. Stupida perché danneggia anche gli USA. L’inquinamento provoca ogni anno migliaia di vittime, persone che muoiono per malattie provocate o peggiorate dalle sostanze tossiche emesse nell’ambiente dalle attività umane. Inoltre l’aumento delle temperature sta danneggiando, come si diceva, l’agricoltura e le foreste che sono, non dimentichiamolo, la base dell’economia. Non c’è nulla di più sciocco del distruggere quell’ambiente che è la nostra unica casa e la fonte delle nostre risorse, producendo un danno permanente o comunque molto duraturo per un piccolo interesse momentaneo. Trump si sta comportando come i capi dell’Isola di Pasqua, che abbatterono tutti gli alberi per erigere statue celebrative della loro vanità (la storia è raccontata da Jared Diamond nel libro “Collasso” che abbiamo recensito su questo sito). Il taglio di tutti gli alberi dell’isola li fece finire nell’indigenza e nella miseria. Allo stesso modo Trump sta condannando il mondo al collasso in nome del mantenimento di un sistema di spreco utile solo a garantire la vanità e i privilegi di pochissimi ricchi. Privilegi che finiranno comunque, perché è impensabile che un disastro globale come quello verso cui stiamo andando non coinvolga la classe dominante. Anche le loro attività, le loro ville, i loro soldi saranno travolti.

Un altro elemento di stupidità (e di mancanza di etica) del pensiero trumpiano riguarda la chiusura nazionalistica verso le necessità di altri paesi e popoli. Come sottolineato prima, il problema dell’inquinamento (e anche altri più o meno connessi con esso come le migrazioni) è globale e può essere risolto solo agendo insieme. Le chiusure nazionalistiche non possono che accelerare la catastrofe, impedendo di risolvere i problemi per privilegiare inutili egoismi. Il “prima l’America” di Trump (come il “prima gli italiani” di Salvini) mette in pericolo il mondo intero, America compresa. I gas serra non conoscono confini e influiscono sul clima dell’intero pianeta. Trump non vuole immigrati? Smetta di provocare la desertificazione che li costringe a migrare. Inoltre la catastrofe travolgerà tutti, e forse soprattutto i paesi più industrializzati, le cui società si reggono su un sistema di forte consumo. Pensare solo al proprio orticello mentre intorno tutto brucia non è certo una dimostrazione di intelligenza.

Spero che la politica internazionale isoli gli USA e continui sulla sua strada. Non c’è possibilità di salvezza se non si isolano gli elementi negativi come Trump. Vedremo cosa riuscirà a combinare mettendosi contro tutti. Se vuole l’America “great again”, non lo faccia a spese del resto del mondo. Intanto l’Europa non sprechi l’occasione di tornare a essere il faro della civiltà occidentale e non solo, dando nuovamente l’esempio e dettando la nuova via verso un mondo più pulito, più giusto e più umano.

Enrico Proserpio

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