IL Capro Espiatorio Del XXI Secolo

di Stefano Sannino

Di capro espiatorio se ne parla sempre in due accezioni: la prima prettamente popolare, la seconda invece, antropologica. In entrambi i casi il capro espiatorio è un soggetto (o un gruppo di soggetti) responsabilizzato ingiustamente dei mali di un gruppo sociale. Questa, la definizione più semplice e meno astrusa di un fenomeno sociale, che a detta di alcuni studiosi caratterizza la civiltà umana dai suoi albori. Tra i primi pensatori a teorizzare una vera e propria <> del meccanismo del capro espiatorio, vi è certamente R. Girard, il quale si accorse presto che tale colpevolizzazione di terzi, non era tanto legata ad una alleggerimento della coscienza della comunità, quanto piuttosto ad una necessità di pacificazione per la comunità stessa. Andrò a spiegarmi meglio, ma prima di proseguire è necessario introdurre anche un altro meccanismo, spesso ignorato, ovvero quello della violenza mimetica. Secondo un filone del pensiero moderno ben specifico, l’uomo altro non è se non un animale mimetico, un soggetto cioè che consciamente ed inconsciamente identifica nell’altro, un modello a cui fare riferimento. Attraverso l’esplorazione dello spazio a sé circostante, l’uomo entra in contatto con gli altri ed i loro comportamenti e può quindi decidere di adottarli come modelli nel momento in cui vede un vantaggio personale nell’adozione delle suddette azioni. Gli studiosi, riferiscono anche tuttavia, che spesso tra modello ed imitatore nasce una sorta di rivalità che potrebbe sfociare in quella che viene definita violenza mimetica. Violenza che, agli albori della nostra società, poteva estendersi a coinvolgere anche tutto il villaggio o quantomeno interi nuclei familiari. Ecco allora, che tutta la società, per mettere fine a questo massacro mimetico causato da una naturale inclinazione dell’uomo, attuava il meccanismo del capro espiatorio, affinché solo un individuo fosse colpevolizzato e linciato dalla massa. Così facendo, sarebbe morto un innocente, ma la società si sarebbe salvata. Naturalmente sto ponendo la questione in modo molto semplicistico e in termini di consapevolezza, mentre nella realtà dei fatti questi meccanismi sono per lo più inconsci ed articolati, ma questi elementi così spiegati ci permetteranno poi di capire come questo meccanismo mimetico e l’identificazione di un capro espiatorio da colpevolizzare siano diffusi anche nella civile società occidentale. Non è certo un segreto che, il meccanismo del capro espiatorio sia stato adottato nel corso dei secoli per mantenere uniti determinati gruppi sociali che altrimenti si sarebbero disgregati. L’identificazione dei giudei, ad esempio, come razza colpevole da parte dei nazisti all’inizio del secolo scorso, aveva proprio questa funzione unificatrice. Senza l’identificazione, la colpevolizzazione e quindi senza il linciaggio collettivo di questo specifico capro espiatorio, i tedeschi non avrebbero mai ritrovato la loro unità in seguito alla sconfitta della Prima Guerra Mondiale. Se volessimo tornare ancora più indietro nel tempo, ecco che anche al Chiesa Cattolica trovò negli eretici il suo capro espiatorio. In un periodo di crisi sociale, fu proprio la presenza degli eretici e delle streghe a permettere alla chiesa di riunificarsi introno alla Santissima Inquisizione. Ma questo non sarebbe bastato, ed ecco allora che si attuò il linciaggio collettivo: tribunali, torture, roghi, esecuzioni capitali. Tutti comportamenti (criminali) giustificati però dagli stessi che li commettevano attraverso la de-responsabilizzazione conseguente alla colpevolizzazione di un terzo innocente. Perfino oggi, in quella che reputiamo essere una società avanzata e all’avanguardia dal punto di vista legislativo, abbiamo permesso alla nostra natura mimetica di riprendere il sopravvento. In seguito al periodo di pacificazione conseguente alla Seconda Guerra Mondiale (In Occidente si intende) ci siamo ritrovati nuovamente sull’orlo di una violenza mimetica così forte, che se fosse esplosa non avrebbe avuto precedenti. La nostra società si fonda ormai sui modelli e sugli imitanti, grazie ai social network, ai media, alla moda, al cinema. Tutti questi strumenti non hanno fatto altro che mettere in relazione i modelli agli imitanti, annullando quella distanza che fino a qualche anno fa aveva mantenuto il pericolo della violenza mimetica lontano. E non è certo un caso se è proprio recentemente che i nostri politici hanno identificato un colpevole altro per tutti i nostri malesseri: gli immigrati. Non importa se siano musulmani, ebrei, cristiani, neri, mulatti, bianchi, criminali o innocenti, contadini o medici: gli immigrati sono i colpevoli. E ce lo hanno detto così forte e così tante volte che ormai ci crediamo tutti. Perché questa è la magia del processo mimetico: tutti rifiutiamo di farne parte, eppure tutti ne veniamo travolti per colpa della società. Non si tratta più di religione, di colore della pelle, di legalità o di illegalità. Il processo di colpevolizzazione è diventato così profondo che tutti contribuiamo ad attuarlo, chi più chi meno. Il linciaggio non si attua solo con l’uccisione, ma anche con l’omissione di soccorso in mare, con la ghettizzazione di un determinato gruppo sociale, sia fisica che verbale, con la continua colpevolizzazione attraverso il potere che i media ci danno, con la repulsione quasi istintiva che attacca le fibre dei nostri muscoli quando per strada incrociamo una persona di colore, come se questa da un momento all’altro dovesse aggredirci o saltarci addosso. Questo è diventato il clima emotivo e sociale il cui siamo costretti a vivere, perché per anni non hanno fatto altro che identificare l’immigrato come il colpevole di azione politiche, economiche, sociali di cui l’immigrato non è nemmeno a conoscenza. Noi siamo i colpevoli. La politica, tutta, è colpevole. Non possiamo più permetterci di desensibilizzarci per colpevolizzare un altro, perché così facendo prima o poi la società additerà noi come colpevoli. A lungo andare, il colpevole sarà il maschio bianco eterosessuale, perché il processo mimetico, la violenza ed il capro espiatorio non risparmiano nessuno. È solo questione di tempo, se non tentiamo attraverso la legislazione ed il buon senso di moderare questa violenza e questa colpevolizzazione sistematica che nella società moderna non hanno più senso di esistere.

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