Il bullismo in TV: un’occasione sprecata

Mercoledì sera (23 novembre 2016) è andato in onda su RAI 2 il programma “Mai più bullismo”, che si prefigge di fare informazione sul tema, appunto, del bullismo. Un problema, questo, di primaria importanza per la sua sempre maggiore diffusione, ma che viene quasi completamente ignorato e sottovalutato dalla politica.

Il programma di RAI 2 è una buona idea, ma è anche un’occasione persa per il modo in cui è stato realizzato. Personalmente, mi aspettavo di sentire i risultati di una ricerca sul tema, un’analisi delle cause dell’aumento del bullismo e, magari, qualche idea per contrastarlo. Ma di questo non si è parlato.

Si è, invece, raccontata la storia di una ragazza quattordicenne, vittima di bullismo. Attraverso una telecamera montata sullo zainetto, Giorgia (la protagonista del programma) ha registrato quel che succedeva a scuola per alcune settimane. Con queste registrazioni in mano, poi, il conduttore del programma, Pablo Trincia, ha cercato di parlare con il preside dell’istituto scolastico, con i compagni di classe e con i loro genitori. Come ci si poteva aspettare, il preside non si è reso disponibile a parlare e così hanno fatto gran parte delle famiglie dei compagni di classe. Solo due ragazze hanno accettato il confronto. E come stupirsene? Chi di noi avrebbe accettato di fare una cosa del genere rischiando di far passare il proprio figlio come un terribile bullo davanti a tutti? Anche il preside è giustificato nell’aver rifiutato un confronto televisivo. Il compito di un preside è gestire l’istituito e tutelarlo. Il rischio che, per amor di spettacolo, si facesse passare quella scuola come una specie di lager e che si esagerassero i problemi per fare facili “j’accuse” non era certo irrilevante. Senza contare che una comparsata in televisione di sicuro non risolve il problema. Cosa pensavano di ottenere i produttori del programma con un incontro nel quale i ragazzi si sarebbero visti puntare il dito? Certo, a favor di telecamera avrebbero probabilmente fatto un mea culpa, per poi continuare a far come prima, se non peggio.

Il “meglio” della trasmissione è stato però l’incontro di Giorgia con Emma Marrone, sua cantante preferita. Posso capire che alla ragazza abbia fatto piacere conoscerla, ma davvero non comprendo a che titolo una cantante possa dare consigli contro il bullismo. Non sarebbe stato meglio farla parlare con degli psicologi specializzati? Si sarebbero magari evitati discorsi tipo “ma forse sei tu che non ti integri” che sono quanto di peggio si possa dire alle vittime di bullismo.

Insomma, la trasmissione di RAI 2 è stata solo uno sfoggio di pietismo, qualunquismo, superficialità. Una trasmissione inutile, che spettacolarizza un problema senza però affrontarne le cause e proporre soluzioni. Uno stile di “informazione” sempre più diffuso in una società sempre più ignorante.

Un’ultima critica alla RAI: a cosa serve trasmettere un programma sul bullismo alle 23.45? Vista l’importanza del tema non sarebbe stato meglio mandarla in onda in prima serata? Così magari avrebbero potuto vederla anche i ragazzi, veri destinatari del messaggio. Ma forse i dirigenti non hanno voluto rischiare di far pochi ascolti. E davanti al “dio auditel” non si discute.

Ci saremmo aspettati sinceramente molto di più da un’emittente che, essendo “servizio pubblico” dovrebbe avere il coraggio di fare informazione vera e in prima serata, privilegiando il bene comune al mero interesse economico.

Enrico Proserpio

Se ti è piaciuto questo articolo lascia un commento o sottoscrivi il feed RSS per ricevere i prossimi nel tuo reader.