Il baratto della morale

Tutti conoscono il caso dell’insulto razzista rivolto da Roberto Calderoli all’allora ministra Cécile Kyenge. Il parlamentare leghista ebbe a paragonare la ministra a un orango. In questi giorni è giunta la decisione del parlamento riguardo il caso: le parole di Calderoli costituiscono diffamazione, ma non ci sarebbe l’aggravante del razzismo. Ora, è evidente che l’insulto faceva riferimento alle origini africane (congolesi, per la precisione) della ministra all’integrazione, evidente a chiunque, perfino a chi difese Calderoli, spesso aggravando il tutto con nuovi insulti. La nomina della Kyenge fece uscire il peggio del popolo italiano. Razzisti di ogni schieramento diffusero notizie false, frasi becere, affermazioni violente. Tra questi anche coloro che, più furbescamente, dicevano che non si trattava di razzismo, ma del fatto che fosse ingiusto nominare ministro una persona non italiana. Una tesi assai facile da smontare: la Kyenge ha la nazionalità italiana e sostenere che non lo sia significa far riferimento a un’appartenenza etnica, “razziale”. Inoltre nel governo Letta c’era un’altra ministra di origine straniera: Josefa Idem, di origine tedesca e naturalizzata italiana. Contro di lei non ci furono attacchi e nessuno si lamentò delle sue origini straniere. Forse perché la Idem, a differenza della Kyenge, è bianca e bionda. Il che ci riporta al razzismo.

La discussione parlamentare sul fatto (discussione che avviene con un ritardo imbarazzante) ha però cancellato completamente l’accusa di razzismo riducendo il tutto a una banale diffamazione. Come accade troppo spesso in Italia, si dimostra vera la frase orwelliana secondo cui “la legge è uguale per tutti, ma per alcuni è più uguale che per altri”. Per i parlamentari l’evidenza non conta, contano invece gli interessi e i giochetti politici. E così il PD, ben lungi dal voler veramente cambiare le cose, ha tradito allegramente l’ex ministra Kyenge, che fa parte del PD stesso, barattandone la dignità con dei favori politici. Certo, non è stato fatto nulla in modo ufficiale e sono certo che gli esponenti del PD saranno strenui oppositori a ogni accusa, ma fare due più due, in un Paese corrotto come il nostro, è fin troppo facile. Il dubbio lo hanno manifestato gli esponenti del Movimento 5 Stelle, secondo i quali il PD si sarebbe venduto per evitare la pioggia di emendamenti al ddl Boschi che la Lega minaccia. Calderoli avrebbe, infatti, creato, insieme a degli informatici, un programma in grado di generare migliaia e migliaia di emendamenti (battezzato “Calderoli machine”) giocando su ogni virgola, parola, punto. Forse i grillini, solitamente un po’ troppo avvezzi a vedere cospirazioni ovunque, questa volta ci hanno azzeccato. Forse il PD ha preferito trattare e svendere la dignità della Kyenge in cambio di un favore sul fronte dei voti. La qual cosa ci spinge a un paio di considerazioni.

Prima di tutto, se così fosse accaduto, ci si presenta un panorama politico in cui il bene dell’Italia viene in secondo piano rispetto a interessi di parte o, addirittura, personali. Se davvero Calderoli fosse giunto a più miti consigli in cambio del salvacondotto del PD, saremmo davanti a un parlamentare che ha preferito i suoi propri interessi all’ideale e a quello che, secondo lui, sarebbe il bene del paese. Cosa non nuova nella Lega e nella politica italiana in generale. La stessa cosa vale per il PD. Non si tratta infatti del sacrificio di una persona (la Kyenge), ma di un principio. Come si potrà in futuro accusare di razzismo chi userà insulti simili a quelli di Calderoli? Dovremmo forse trattare in modo diverso un semplice cittadino? Il voto sulla questione degli insulti alla Kyenge è grave e la superficialità con cui la politica l’ha trattata è a dir poco vergognosa. Come sempre, i nostri parlamentari hanno dimostrato tutta la loro indecenza e mancanza di prospettiva, presi come sono dai loro piccoli interessi, mentre il paese va a rotoli e i movimenti razzisti ed estremisti guadagnano sempre più consenso. E in tutto questo il parlamento è assente. E non solo le destre non si preoccupano, ma anche quelle sinistre che per loro natura dovrebbero allarmarsi all’aumento di razzismo e ideologie fasciste varie, preferiscono rimanere asserragliate in un Aventino ideale fatto di interessi e beghe di partito. Allora, ai tempi della secessione dell’Aventino, questa mossa, tanto “aristocratica” quanto sciocca, permise il trionfo del fascismo. A cosa giungeremo questa volta?

Enrico Proserpio

Se ti è piaciuto questo articolo lascia un commento o sottoscrivi il feed RSS per ricevere i prossimi nel tuo reader.