I riti – non solo magia

di Stefano Sannino

La nostra vita è cosparsa di riti. Il rito ha sempre fatto parte del tessuto sociale di ogni civiltà ed ha caratterizzato vita sacra e vita profana in egual misura. I riti ci circondano, silenziosi, nei gesti di chi ci sta accanto o perfino nei riconoscimenti sociali come il diploma, la laurea, il matrimonio, la morte.

L’essere umano è un animale che è nato per vivere una vita fatta di riti, perché dove vi sono riti c’è ordine, c’è sicurezza e c’è riconoscimento. Dove invece i riti non ci sono, allora regna il caos ed i rapporti tra le persone diventano meno espliciti e più oscuri.

Ma perché il rito è così importante nella nostra vita?

Il rito è un insieme di strutture fisse, invariabili nel tempo, volte a celebrare un determinato avvenimento o con funzione apotropaica o, al contrario, propiziatoria. Il rito dunque, essendo una struttura così stabile e fissa, entra a far parte del tessuto sociale in modo indelebile, divenendo a tutti gli effetti una celebrazione di un avvenimento sacro o profano e dunque trasformando quella stessa celebrazione in un rito di passaggio.

Il matrimonio, la Laurea, il Funerale, sono tutti riti di passaggio, taluni con caratteristiche sacre, altri con caratteristiche profane. La loro celebrazione ha assunto un’importanza così rilevante nel nostro tessuto sociale, da essere considerata quasi fondamentale per segnare le tappe della vita di un individuo. Senza questi riti, la nostra vita sarebbe incompleta, manchevole.

È importante dunque capire che quando si sente la parola “rito” non si fa riferimento solo a qualcosa di oscuro, magico, diabolico a volte; ma invece ci si riferisce a gesti ed azioni che tutti noi, quasi quotidianamente, compiamo più o meno inconsapevolmente.

La ritualità dunque, non è qualcosa che deve farci paura poiché mistica, magica, oscura. La ritualità ci deve tranquillizzare, perché segna i momenti principali della nostra esistenza. Che dunque noi siamo credenti o meno, il rito ci riguarda e non ci deve intimorire. Perché l’essere umano è un “animale rituale”.

 

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