I militari in via Padova: una cosa inutile e inopportuna

È dei giorni scorsi la decisione del sindaco di Milano, Beppe Sala, di richiedere la presenza dei militari in via Padova, zona notoriamente abitata soprattutto da stranieri. Dopo la comunicazione del sindaco, i media, da bravi vassalli della politica, si sono prodigati nel descrivere la zona come fosse un “Far West” dove si rischia un colpo di pistola a ogni piè sospinto. Eppure oggi, camminando proprio in via Padova, non ho visto pistoleri, cow boy e fuorilegge pronti a estrarre la pistola come Clint Eastwood in “Il buono, il brutto, il cattivo”. E questo vale anche per tutti gli altri giorni in cui l’ho percorsa (e capita spesso). Certo, i problemi ci sono. C’è una grossa presenza di prostituzione e spaccio e la notte avvengono risse anche in strada. Ma

Il sindaco Beppe Sala.
Il sindaco Beppe Sala.

sono episodi che non toccano la popolazione della via, ma, più che altro, i delinquenti stessi. Anche nel recente omicidio di piazzale Loreto la vittima non era una persona che passava lì per caso, ma un obiettivo preciso. Fatto, questo, da non sottovalutare. Anche con i militari in strada Antonio Rafael Ramirez sarebbe comunque stato accoltellato. Magari non sarebbero andati a prenderlo dal barbiere e avrebbero scelto modalità più “nascoste”, ma la sostanza non cambia. I soldati sono, quindi, inutili.

Tutto ciò che si potrà ottenere con la loro presenza è lo spostamento del malaffare in vie laterali, più nascoste, più “riservate”. E non credo che questo tranquillizzerà gli abitanti della zona. O il sindaco pensa che siano una massa di beoti pronti a credere alla favola dei soldatini che danno sicurezza? Pensa forse che gli abitanti di via Padova non abbiano occhi per vedere che i criminali ci sono ancora? Se poi consideriamo che i militari non sono addestrati per combattere il crimine, ma per combattere altri eserciti, ci possiamo render conto ancor più di quanto sia inutile metterli sul territorio. Anzi, possiamo dire che una simile presenza può diventare perfino pericolosa. L’esercito è fatto per combattere i nemici esterni della nazione. Le forze dell’ordine sono fatte per combattere il crimine evitando i pericoli interni. Quando si mette l’esercito sul territorio si rischia che il popolo stesso diventi il “nemico”. Un esercito piazzato sul territorio in modo capillare è una bomba a orologeria pronta a esplodere in un golpe militarista. E se pensate che non possa succedere oggi, ricordatevi che la stessa cosa la si pensava negli anni ’20 prima che salissero fascismo e nazismo. Molti sottovalutarono Hitler, dicendo che era solo un “populista”, che non credeva davvero a quel che diceva e che lo faceva solo per propaganda. E anche questa sottovalutazione aiutò il nazismo a sorgere.

Mettere i militari in giro per la città significa fare un passo verso un regime militarista. Regime che, probabilmente, non sorgerà mai. Ma siamo certi di voler rischiare per una cosa del tutto inutile? Siamo sicuri di volere i militari in giro per un’”emergenza sicurezza” che non esiste? I dati della questura milanese parlano chiaro. I reati sono diminuiti dell’8,4% rispetto allo stesso periodo del 2015. Gli omicidi, poi, sono diminuiti addirittura del 54,3% [dati aprile 2016, fonte Radio Popolare].

Perché dunque Beppe Sala ha chiesto di mandare militari a Milano? Possibile che non sappia qual è la reale condizione della sicurezza milanese? Sala non è certo uno sprovveduto. La ragione di questa richiesta può quindi essere una sola: la ricerca di consenso. Da cinico politicante, il sindaco di Milano ha sfruttato un triste fatto di cronaca nera per farsi pubblicità, cavalcando l’onda della paura. Via Padova è, da un punto di vista del consenso, una “pancia molle” per il PD e la sua giunta. L’abbandono in cui la precedente giunta ha lasciato le periferie (e via Padova in particolar modo) ha fatto sì che gli abitanti della zona votassero per Parisi e non per Sala alle ultime elezioni. E Sala, conscio di ciò, cerca di recuperare il terreno perduto. Per questo vuole i militari in strada. Perché lui (e non la città) ha bisogno di qualcosa di ben visibile (e un soldato in divisa con il mitragliatore a tracolla lo è) che svolga la funzione di manifesto pubblicitario dell’impegno (fasullo) della giunta per la sicurezza della città.

Come si diceva, i problemi ci sono e sono reali. Esiste un sottobosco di malaffare e di illegalità, anche violenta, fatto soprattutto di gang sudamericane (in via Padova), che va combattuto. Ma per farlo bisogna rafforzare le forze dell’ordine, finanziarle maggiormente (il che significa far pressioni sul governo), e fare un lavoro lungo e capillare sia sul fronte giudiziario (indagini, arresti, condanne…), sia dal punto di vista politico (interventi sul territorio, socialità, servizi…), sia da quello “umanitario” (dando aiuto e assistenza alle persone sfruttate come prostitute, per dirne una). Un lavoro che dà risultati, a differenza dei militari in strada, ma che non dà la stessa visibilità. E nella società dell’immagine, dove conta solo la visibilità, la ragione viene messa in un cassetto e l’emotività impera. Col bel risultato di spendere soldi per dei militari (coi rischi detti prima) senza nemmeno iniziare a risolvere il problema. E la sicurezza dei cittadini? Irrilevante. Tutto ciò che conta è la “(in)sicurezza percepita” ovvero l’illusione generata dalle balle diffuse dai media e non la realtà dei fatti.

Riusciremo mai a vedere in Italia una politica fatta con razionalità e basata sui fatti, sulla realtà e sui bisogni dei cittadini? O siamo destinati a vivere in eterno in questo limbo di bugie, false percezioni, slogan e disonestà intellettuale?

A posteri l’ardua sentenza.

Enrico Proserpio

 

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