Gym, please!

La rivolta delle palestre

di Veronica Graf

La richiesta: servono soldi a fondo perso. Personal trainers ed insegnanti di pilates insistono per il via libera, in sicurezza. 

Esplode la rivolta.

Decine di migliaia di strutture in ogni angolo del Paese con le spalle al muro da settimane, prese d’assalto da Coronavirus e da lockdown. “Adesso basta, non ce la facciamo più. Fateci lavorare. Riaprire a giugno, o dopo, non si può”, le urla di rabbia di chi oggi rischia il posto e non vede futuro. La rivolta è esplosa definitivamente negli ultimi giorni, quando è stato definitivo che una data per la ripartenza Nonostante una piccola speranza sia stata data  dalle parole di Vincenzo Spadafora, ministro dello Sport, il quale ha aperto uno spiraglio per una possibile riapertura dal 18 maggio, virus e chiusure stanno continuando a uccidere il fitness, piombato in una crisi senza precedenti a causa di mancati incassi, incertezza ed aiuti che non arrivano. 

A ipotizzare i danni per il settore è Marco Neri, vicepresidente della Federazione italiana fitness che parla di perdite complessive, ogni mese, pari a un miliardo di euro. “C’è il rischio concreto – avvisa – che molte strutture chiudano per sempre. In Italia, l’industria delle attività sportive non agonistiche legate a fitness e benessere muove ogni anno 10 miliardi di euro: significa che in questi primi due mesi sono già andati in fumo quasi 2 miliardi, con una ricaduta negativa su 600mila lavoratori, la metà dei quali ha una partita Iva e rischia di dover abbandonare la propria attività se il governo dovesse continuare con il blocco prolungato”.  E ancora Neri attacca “se non si riparte subito, sui circa centomila impianti presenti in Italia tra palestre, club, piscine, studi e centri vari, la metà non riaprirà più”. Per questo servono investimenti tempestivi: “Il fondo perduto, ma riaprire almeno gli studi di personal training sarebbe già un passo in avanti”. 

Istruttori, insegnanti e trainer hanno atteso per settimane notizie certe riguardo il giorno della ripartenza di un settore che rappresenta una fetta sempre maggiore del Pil nazionale. E invece niente. Per Lucia Nocerino, 44enne presidente dell’Associazione professionisti pilates in Italia, “non c’è più tempo da perdere, perché ogni giorno di chiusura in più produce danni gravissimi e mette a rischio le nostre strutture”. Dunque, il governo dovrà “permetterci di riaprire per evitare il collasso economico di migliaia di insegnanti o dare finanziamenti a fondo perduto, perché se aspettiamo ancora il nostro settore muore”. Gli studi di pilates sarebbero pronti a riaprire perché lavorano molto con piccoli gruppi di persone o attraverso lezioni individuali, situazioni che favoriscono la sicurezza.

Lo stesso urlo disperato lo lanciano i gestori di palestre e centri crossfit: “Subito risorse o saranno macerie – spiega Riccardo Bassani, titolare di una struttura a Piacenza – Ho perso 25mila euro in due mesi e non ho più liquidità per le spese: ho tagliato i collaboratori, il mio stipendio, sospeso il mutuo e l’affitto del mio box crossfit. Se i 600 euro sono arrivati? Sì, ma serviranno per pagare le prossime tasse. Il futuro? Più che spaventarmi, mi terrorizza”.

Bisogna ridare il via libera anche al mondo del fitness, subito.

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