GRADIMENTO AMMINISTRATORI: DAL TERRITORIO NASCONO IL BUON GOVERNO E LA SCONFITTA DELLA SINISTRA

di Abbatino

Il sondaggio commissionato dal Sole 24 ore nei giorni passati, e reso noto due giorni fa, porta alla luce il sentimento popolare ormai diffuso tra gli italiani. Quando nelle regioni e nelle realtà locali il centrodestra governa, il gradimento degli amministratori è generalmente alto e il dato che emerge, politicamente s’intende, è che il buon governo del territorio ha il colore azzurro della coalizione oggi capitanata da Berlusconi, Meloni e Salvini; un fattore che rende le elezioni regionali interessanti con le riconferme dei governatori uscenti Zaia, Toti, ma fa anche presagire un cambiamento nelle regioni a guida PD come Toscana, Campania, Marche e Puglia.

La politica del governo giallorosso ha certamente spostato l’asse a sinistra del governo, senza un chiaro mandato popolare, poiché i grillini sono sempre stati riconosciuti come “l’altra sinistra”, stile Podemos in Spagna, che in molte occasioni ha assunto toni e modalità più “estreme” di una certa sinistra, con la erre moscia, venti anni fa capitanata da Fausto Bertinotti. Nel campo avversario, la freschezza dei due leader emergenti, Meloni e Salvini, insieme alla saggezza di Silvio Berlusconi, aiutano l’affidabilità che il centrodestra già dimostra con il protagonismo dei sindaci. La riscossa del centrodestra è sempre coincisa con la riscossa alle amministrative, storicamente è così, a partire dall’elezione diretta dei sindaci con la riforma del 1993; altresì è anche una questione di cultura politica che si evolve per l’elettorato più libero da condizionamenti. Si guarda all’affidabilità e coerenza degli amministratori di centrodestra, rispetto a salti nel buio; non c’è differenza se i sindaci hanno la tessera in tasca di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, se amministrano bene. Al contrario, la versione più sguaiata e becera rispetto ad un certo tipo di sinistra anni ’90 e meno marcatamente ideologica, quella dei grillini, non sa essere forza di governo come a Roma dimostra la Raggi: assenza di tradizione a governare le amministrazioni locali seppur piccole, figuriamoci Roma con i suoi tanti enormi problemi.

Che dire invece della debacle di Zingaretti nel Lazio? Allo stesso modo gli scandali e l’ambiguità in regione Lazio sono forieri di sconfitta anche politica del segretario del PD, le cui promesse in sede congressuale e di primarie sono state tutte disattese così come il buon governo della regione nel momento più delicato dell’emergenza sanitaria; «Mai con il movimento cinque stelle» tuonava, invece oggi governano insieme.

Chi dice che in politica la coerenza non paga…. Sbaglia.

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