GOSSIP D’ARTISTA

Parte Settima

di Fabiola Favilli

Forse l’artista più attaccabrighe fu Michelangelo Merisi, il Caravaggio (1571 – 1610): il 28 agosto 1603 fu trascinato in tribunale per diffamazione dal pittore Giovanni Baglione (1573 – 1643). Il Marchese Giustiniani aveva promesso una collana a chi avesse realizzato la migliore tela raffigurante il tema virgiliano dell’Amor Vincit Omnia: Baglione fu il vincitore materiale del “concorso”, ma il vincitore morale fu Caravaggio, perché la sua opera fu gelosamente conservata dal Marchese in una stanza privata e mostrata agli ospiti come esempio di arte sublime. Ma non finì qui: Caravaggio, invidioso della vittoria del suo rivale, insieme ai suoi amici Orazio Gentileschi (padre di Artemisia) e Onorio Longhi, si divertì a prendere in giro pubblicamente il Baglione con versi che circolarono in tutta Roma. Sono arrivati fino a noi perché riportati negli atti del processo, ed il tono era questo, nonostante di cui la parte più volgare è qui omessa:

Gioan Bagaglia tu non sai un ah, le tue pitture sono pituresse, volo vedere con esse che non guadagnarai mai una patacca, che di cotanto panno da farti un paro di bragesse, che ad ognun mostrarai quel che fa la cacca, porta là adunque i tuoi desegni e cartoni che tu ai fatto, […] perdonami dipintore se io non ti adulo che della collana che tu porti indegno sei et della pittura vituperio.”

Caravaggio fu ovviamente condannato, ma grazie alla puntualità del giudice possiamo ancora leggere le “poesie” che ci descrivono lo spirito e la vita di uno dei più grandi artisti mai esistiti. Giovanni Baglione è ricordato più che per le sue opere per essere stato il biografo di Merisi, e lo smacco massimo è che in ogni libro di storia dell’arte è annoverato tra gli artisti caravaggeschi, tanto fu influenzato dal suo nemico.

William Turner (1775 –1851) e John Constable (1776 –1837), oltre ad essere coetanei, aver studiato entrambi alla Royal Academy di Londra e non rappresentare figure umane, furono diversi per storia personale e carattere e condivisero, loro malgrado, la scena artistica inglese di inizio ‘800. Turner era figlio di un barbiere di Covent Garden, era eccentrico e solitario ma estremamente ambizioso; basso, rozzo e grassoccio, non si sposò mai, preferendo la compagnia dei suoi pennelli a quella degli esseri umani. Constable apparteneva alla ricca borghesia di campagna, e scelse di non dedicarsi alla cura dell’azienda di famiglia per seguire la sua vena artistica, scoperta per caso; era bello, elegante, raffinato, marito e padre felice. Grandi paesaggisti, entrambi sono ricordati per aver colto più che l’esatta topografia del luogo che dipingevano lo spirito, l’emozione di ciò che vedevano.

Non potevano che essere antagonisti: accadde che nel 1832 le loro tele furono esposte una a fianco all’altra e Turner osserva preoccupato Constable applicare gli ultimi ritocchi di rosso al suo imponente The opening of the Waterloo bridge. Confrontando il suo Helvoetsluys alla tela del rivale gli sembrava piatto e monotono. Corse a prendere la tavolozza e con una pennellata di rosso intenso sul grigio del mare dipinse una boa ondeggiante nelle acque del porto; con un solo gesto trasformò un altrimenti banale paesaggio marino in un capolavoro. Fu per Turner un successo e  Constable, per il quale la mostra fu invece un fallimento, esclamò sgomento: ”È stato qui, e mi ha tirato una fucilata!

 

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Un pensiero riguardo “GOSSIP D’ARTISTA

Parte Settima

  • 18 Maggio 2020 in 16:08
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    Un tocco di classe esattamente come la pennellata rossa last minute di Turner…Attendiamo la prossima puntata
    Grazie all’autrice

I commenti sono chiusi.