Gli animali (non) sgozzati e la pessima informazione

Ho pubblicato questo articolo ieri e sono incappato, nello scriverlo, in un errore: mi è sembrato di cogliere una imprecisione in diveersi siti che parlavano, nell’ambientare i fatti, di Como e di Muggiò. Ho immaginato si trattasse di un errore e l’ho denunciato come tale. L’errore però è stato mio, dovuto all’omonimia di un comune della provincia di Monza e Brianza e di un quartiere di Como, entrambi denominati “Muggiò”. Ringrazio dunque chi mi ha segnalato l’errore. Correggo l’articolo di conseguenza, auto-denunciando però il mio errore a motivo di quella onestà intellettuale che mi è cara e della quale parlo nell’articolo stesso.

Gira in queste ore sui social network una notizia dai risvolti truci e inquietanti: la giunta del comune di Como avrebbe concesso l’autorizzazione alla comunità islamica di celebrare la “festa del sacrificio” in piazza, con tanto di sgozzamento rituale degli animali da servire al banchetto. Se ciò fosse vero, se la giunta comasca avesse davvero autorizzato lo sgozzamento di animali in pubblica piazza, sarebbe una cosa davvero grave.

Sono diversi però i siti che riportano la notizia gridando allo scandalo. Tra queste c’è “Il giornale”, testata nazionale assai conosciuta. Forse spinti dalla “golosità” di una simile notizia, che avrebbe garantito sicuramente una buona quantità di lettori arrabbiati e una diffusione dell’articolo su facebook altrettanto ingente, hanno gridato allo scandalo per l’autorizzazione che la giunta avrebbe dato allo sgozzamento in piazza. Peccato che la notizia non riporti i fatti come sono davvero. Da anni infatti la comunità islamica chiede e ottiene gli spazi per celebrare la festa del sacrificio e non ha mai dato problemi. Non solo: nessuno ha mai sgozzato animali in piazza. La pratica dello sgozzamento degli animali in pubblico durante la festa è stata ormai abbandonata dalla gran parte degli islamici, anche nei paesi di origine. Rimangono poche le comunità che lo praticano. E questo non va a inficiare il valore della festa. Il “sacrificio” infatti è un’offerta fatta alla divinità e non implica necessariamente l’uccisione di un animale. Anche nella tradizione ebraica, così come la conosciamo dall’Antico Testamento, esisteva il banchetto sacro, sacrificale. L’importante è che si compia il banchetto, insomma, non che si uccidano gli animali davanti a tutti.

Nonostante però la manifestazione sia pacifica e non sia previsto nessuno sgozzamento, molti politicanti, leghisti in testa, hanno alzato la voce contro la concessione, perché, a detta loro, sarebbe contraria alla nostra cultura. Sfugge loro, evidentemente, che l’Italia è un paese democratico, dove vige la libertà d’espressione e la libertà di religione e che, di conseguenza, se non ci sono motivi validi di ordine pubblico o irregolarità di qualche tipo, le istituzioni non hanno motivo di negare gli spazi a chicchessia. Non è infatti nelle facoltà e nei compiti delle giunte comunali fare distinzioni di ordine culturale, religioso o ideologico. Lo capiscano i signori della Lega Nord e se ne facciano una ragione. Del resto alle bestialità dei leghisti ha risposto efficacemente l’assessore Marcello Iantorno:

Quella del sacrificio è una festa della fede e per legge costituzionale il Comune è ugualmente rispettoso verso tutti gli orientamenti religiosi e ciò non ha nulla che vedere con gli episodi di brutalità dell’ISIS o delle realtà violente e intolleranti di alcune forze e Stati di orientamento musulmano che fermamente sono condannati da tutto il mondo civile. Sono anni che la Giunta di Como, anche la precedente amministrazione, concede lo spazio per la festa del Sacrificio e tutto è sempre avvenuto alle condizioni previste dai Regolamenti comunali e delle Leggi nazionali. In ogni caso, non è stato chiesto o autorizzato alcun sgozzamento di animali sul piazzale. Nel caso di festeggiamenti rituali, il cibo, come comunemente avviene, è acquistato nei negozi della città. Finora la comunità islamica nelle feste autorizzate è stata rispettosa del corretto uso degli spazi. [Tratto dal sito de “La Provincia di Como”]

Ora, si può pensare quel che si vuole dell’Islam e delle sue usanze e feste, ma non si può dichiarare il falso per ottenere i facili consensi di razzisti e ignoranti. Si tratta di una questione di principio e di onestà intellettuale, onestà necessaria per mantenere il Paese civile e non lasciarlo precipitare verso la barbarie di una società dove l’uno odia l’altro. Inoltre l’informazione deve essere precisa e riportare notizie vere. Che una testata nazionale, che si vorrebbe far passare per seria, come “Il giornale” riporti una notizia di questo genere senza controllarne la veridicità è un fatto grave. Già ci sono una gran quantità di siti fasulli che inventano di sana pianta le notizie o le riportano in modo artefatto, siti come Voxnews o Imolaoggi che non perdono occasione per diffondere contenuti razzisti, forse allo scopo di ottenere visibilità. Ci manca solo che anche i giornali e le testate nazionali conosciute e “serie” si mettano a lavorare con superficialità! La gente ha il diritto di sapere come stanno realmente i fatti, per potersi fare una corretta idea della realtà. Purtroppo l’informazione italiana non sembra voler fare il proprio mestiere e preferisce servire l’una o l’altra fazione, rendendo quasi impossibile comprendere i fatti. Non a caso tutti gli studi internazionali sulla qualità dell’informazione danno il nostro paese tra quelli mal messi. Non possiamo stupirci dunque se ignoranza e paura dell’altro si diffondono a macchia d’olio.

Enrico Proserpio

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