Giuseppe Varaldo, poeta ludico

Giuseppe Varaldo è un dermatologo di Imperia, ma è assai famoso nel campo dell’enigmistica per i suoi bellissimi giochi di parole. È un esperto di palindromi che nella loro brevità sono comunque una forma d’arte difficile. Un esempio:

La memoria involontaria di Proust: era riverbero d’ore brevi, rare

Provate a leggerlo al contrario. Vedrete che la frase rimane identica, perfettamente speculare. Altra sua notevole passione e capacità è la composizione di sonetti monovocalici. Si tratta di componimenti dalla perfetta impostazione metrica che utilizzano una sola vocale all’interno del testo, pur non facendo concessioni e non prendendo licenze su lessico e grammatica. Ho provato a comporne uno per rendermi conto della difficoltà e vi assicuro che è complicatissimo!

I sonetti di Varaldo sono per lo più riassunti di grandi capolavori della letteratura di tutti i tempi. Nel 1993 pubblica il suo libro contenente soprattutto sonetti monovocalici, ma anche palindromi e alte cosucce simpatiche dal titolo All’alba Shahrazad andrà ammazzata. Capolavori in sonetti monovocalici (Vallardi 1993). Il titolo riprende proprio uno dei sonetti, riassunto delle mille e una notte. Un libro assolutamente da leggere. Qui sotto trovate un esempio della sua produzione poetica, un sonetto che riassume il Vangelo.

Dalla casa natal (capanna? stalla?)

all’annata fatal, dal mar a Cana,

Satana scansa, campa alla spartana,

va tra la massa scalza, spalla a spalla.

Ama parlar d’amar, l’amar avalla:

ma la gamba malata, la mattana,

l’anca ch’arranca – abracadabra – sana.

La sacra saga al dramma s’accavalla:

data la bastardata mal pagata,

fatta dal tal ch’avrà dannata l’alma,

data la tanta calca scalmanata

ch’all’affrancar Barabba starà calma,

l’ammazzan; ma alla bara spalancata

manca (fantasma par!) la cara salma.

L’autore fa parte dell’Oplepo, associazione di persone che amano giocare con le parole e sperimentare nuovi modi espressivi. Le sue opere fanno parte di un filoneletterario poco conosciuto, quello della poesia (o, più in generale, letteratura) ludica, fatta per gioco, ma che non è certo priva di intelligenza. Comporre questi giochi letterari è infatti un lavoro che impegna parecchio, dovendo adattarsi alle regole e alla metrica senza poter usare liberamente le parole. Un tipo di letteratura che potrebbe essere proposta nelle scuole, assieme a quella classica e “seria”, per far ragionare i ragazzi in modo divertente e farli appassionare alle lettere.

Consiglio a tutti di leggere le opere di Varaldo e degli altri autori che si cimentano con questo genere. C’è da divertirsi!

Tra questi gli altri ricordiamo Gianni Micheleloni, autore della poesia “Ho l’orto”, magistralmente recitata in questo video dall’attore Ugo Dighero.

Enrico Proserpio

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