Fermiamo Haftar

Sovranismo Inconsistente: che flop in politica estera!

Che il generale Haftar stia sacrificando il futuro della sua nazione, nonché le vite dei suoi connazionali per un proprio ego smisurato è palese a tutti.

A 74 anni (Blücher a Waterloo ne aveva 72) la carriera di Haftar può vantare una serie di colpi di stato falliti, alcuni comicamente come quello del 2014, una condanna a morte da parte del defunto Gheddafi e la disperata ricerca di una gloria mai raggiunta. Forse per ingiustizia del destino, più probabilmente per inconsistenza militare e politica.

Eppure, in seguito al fallimento militare della campagna contro Tripoli iniziata ad Aprile, Haftar non si dà pace. Persa la guerra a terra, ecco il comandante dell’aviazione ribelle Mohamed Manfour dichiarare lunedì. “Aumenteremo i bombardamenti, poiché abbiamo esaurito i metodi tradizionali per liberare Tripoli”.

Una dichiarazione fatta il giorno prima dell’incontro tra il legittimo Primo Ministro del Governo di Accordo Nazionale Libico Al Sarraj ed il nostro Ministro degli Interni Matteo Salvini. Un incontro dal quale non è trapelato nulla e che potrebbe rivelare l’ennesima mancanza di competenze in politica estera da parte del capitano nostrano.

Non sarebbe infatti la prima volta che le poche visioni estere di Matteo si rivelano dannose: alla politica del muso duro (che in Europa sbatte sempre contro la porta) si alterna una concretezza inconsistente: di fronte a tutto ciò che non è il dato immigrazione, Salvini crolla.

Da inizio anno ad oggi la situazione libica è peggiorata in un (de)crescendo rossiniano che ha spinto l’Italia in un ignobile neutralismo. Se non difenderemo l’alleato che chiede aiuto, qualsiasi nostra eventuale e futura garanzia politica nel Mediterraneo diventerà carta straccia.

È qui che risiede la grande contraddizione della nostra società: nel mancato aiuto quando serve, nel mancato aiuto quando è richiesto legittimamente ed in difesa di principi che sono alla base dell’Europa e della nostra Repubblica.

Non possiamo predicare libertà e democrazia se poi abbandoniamo i governi che, in aree storicamente difficili e poco sensibili a tali temi, con fatiche sovraumane provano ad instaurarle. Sarebbe non solo un errore ma anche un crimine.

Oggi bisogna prendere una posizione definitiva e chiara in difesa di un governo legittimato da noi e dalle Nazioni Unite, un governo democratico che bussa alla nostra porta implorando aiuto.

È ora di finirla con una politica che da una parte rassicura al Sarraj e dall’altra sorride ad Haftar. È ora di finirla con il neutralismo di convenienza, nel quale non si prende una posizione non per principi, ma solo per evitare di irritare l’eventuale vincitore del conflitto.

La Libertà si difende con la spada, non con le scommesse.

Roberto Donghi I6PDp0

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