FareAmbiente intende tutelare gli italiani

Dopo quanto è stato dichiarato dal Ministro degli Interni Matteo Salvini – relativamente all’emergenza rifiuti che sta “intossicando” l’intero Stivale” -, posso affermare con grande assenso che il Ministro Salvini ha il pieno apporto di FareAmbiente, anche a seguito alla disastrosa situazione in cui questo Paese versa, in balia dalla sindrome di “NIMBY” indotta da un ambientalismo sconsiderato.

La tutela della salute dei cittadini va sempre innalzata al primo posto, quindi la soluzione è solo una: abbattere l’indice di rischio con la soppressione dei rifiuti con i migliori sistemi possibili che abbiamo attualmente.  Ad oggi la via di fuga è il co-incenerimento come accade nel resto d’Europa, questo è l’unico sistema che riduce in forma considerevole i rischi di contaminazioni dei suoli  a causa di discariche abusive, stoccaggi di rifiuti non autorizzati che da lì a poco vengono puntualmente incendiati con un effetto ancora più negativo, infatti, sprigiona una quantità di sostanze altamente inquinanti tra cui le famigerate diossine senza alcun controllo, contribuendo SOLO alle casse della malavita organizzata.

La parola “fine” a queste continue emergenze si può scrivere con l’applicazione delle leggi in vigore, i rifiuti adeguatamente trattati possono trovare collocazione in sostituzione parziale del carbone, con una sensibile riduzione di emissioni in atmosfera di sostanze cancerogene, le stesse  sostanze che ognuno di noi produce quando accende il caminetto di casa o la stufa a pellets, quasi mai si pensa ai danni che si provoca nel piccolo, ma che, moltiplicati per l’intera comunità supera abbondantemente l’inquinamento a cui si è abituati a puntare il dito.

Il sistema della raccolta differenziata non ha funzionato e trova prova tangibile nei fatti sopracitati, sono anni che si parla di adeguare il numero degli impianti in virtù dell’accrescimento di produzione dei rifiuti in parte causati dall’aumento della popolazione, e dalla carenza di richiesta del mercato di materie prime e seconde. Proprio questo è il limite che deve indurci a pensare al futuro e a fermarci per poter ritornare al punto di partenza, anche per controllare dove questa economia circolare va in loop, un cortocircuito provocato da un’ideologia che non vuole aggiornare il pensiero ai tempi nostri.

Ora è inevitabile che siamo costretti a ricorrere agli estremi rimedi enunciati dal Ministro Salvini utilizzando tutte le migliori tecnologie per potersi liberare di un problema davvero critico, che se dovessimo trascinare ancora per un paio d’anni, ci troveremo a doverli gestire nelle nostre case perché saranno terminate le occasioni di esportare ciò che oggi il mercato ci offre.

Con lo scarto residuale dei rifiuti definito” CSS Combustibile solido secondario”, i rifiuti producono energia a costi irrisori. Questa è una pratica regolamentata dalla comunità europea e di fatto utilizzata in tutte le centrali, cementifici e termovalorizzatori di aziende estere, ma già da oggi la disponibilità di accostarsi a questi impianti per l’Italia diventa un’iniziativa molto ardua, in quanto il mercato dell’energia è in netto abbassamento e le scorte in esubero ne sono la prova tangibile.  

L’equazione della raccolta differenziata non torna, “+ differenziata – rifiuti? “, appare di certo una soluzione impossibile.  L’unica strada transitabile è: educare al “RIUSO”, alla “RIDUZIONE “di produzione a monte e “il RICICLO”, per quanto il mercato è in grado di utilizzare. Altra strada da percorrere è “il RECUPERO ENERGETICO” attraverso le migliori pratiche disponibili, (cementerie, centrali e termovalorizzatori), per poi conferirne in DISCARICA una minima parte di quanto introdotto nel consumo.  Questa è la strada per contenere l’abuso e l’illegalità di questo settore indispensabile per un “sistema ecosostenibile” a misura d’uomo, i rifiuti non potranno mai arrivare allo “ZERO” come qualcuno sostiene, così pure l’inquinamento, eventi negativi che l’uomo ha prodotto senza controllo, ma che oggi con la consapevolezza e la ragionevolezza si possono contenere.

La termovalorizzazione è sempre una strada concreta e percorribile. E’ uno strumento corretto per l’eliminazione dei rifiuti e rappresenta una fonte energetica in parte rinnovabile. Attraverso la combustione dei rifiuti non recuperabili, infatti, si possono ottenere energia elettrica e calore, veicolabile nelle case, ad esempio, attraverso il teleriscaldamento. Secondo gli esperti, se in Italia si riuscisse a incrementare ulteriormente la termovalorizzazione dei rifiuti si potrebbe soddisfare il 3% di fabbisogno nazionale di energia elettrica. Nel nostro Paese attualmente sono presenti più di una cinquantina di impianti di termovalorizzazione destinati a rifiuti urbani e speciali non pericolosi. In Europa i termovalorizzatori sono oltre 400 e i Paesi che maggiormente ricorrono a questo sistema di smaltimento sono: Olanda, Germania, Svezia e Danimarca. La termovalorizzazione si utilizza da tempo anche fuori dai confini europei, in particolare negli Stati Uniti, in Canada e in Giappone.

Anche il compost fa la sua parte. L’energia verde, rinnovabile e a ‘chilometro zero’, può essere prodotta anche attraverso il trattamento della raccolta della frazione organica. Il processo si chiama “biodigestione” e rappresenta un’altra forma di valorizzazione degli scarti. Grazie a una fermentazione in assenza di aria, che simula la digestione di una mucca, i rifiuti organici domestici provenienti dalla raccolta differenziata si trasformano in compost di qualità e in energia elettrica, attraverso la produzione di biogas/biometano.

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