FARE IMPRESA, OVVERO IL VIAGGIO DISPERATO ATTRAVERSO L’INCUBO DELLA BUROCRAZIA

di Mario Alberto Marchi

Tra marzo e maggio 2020 sono state aperte 44.090 imprese in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un calo delle iscrizioni al registro del 42,8%,
Le regioni in cui il calo è stato maggiore sono quelle del nord-ovest con un 49,4%: in Lombardia in particolare si rileva il risultato peggiore, -52,3% pari a 8.721 nuove aziende in meno.
Un calo che non sorprende, vista la condizione di lockdown, ma che va compensato nel più breve tempo possibile, pena una penalizzazione che renderebbe la ripresa ancora più difficile. Le imprese che ci sono hanno bisogno soprattutto di liquidità e di agevolazioni fiscali, ma come aprire la strada al recupero delle imprese di nuova apertura?
Il nemico in questa fase, lo conosciamo tutti: si chiama burocrazia. Rappresenta un peso enorme, addirittura nelle intenzioni di aprire un’attività imprenditoriale. Come si suol dire, “ fa passare la voglia”.
La burocrazia è in realtà un intero sistema, che comprende tempi, costi, procedure. Periodicamente si tenta di mettere mano a una di questa componenti, trascurando il fatto che nessuna soluzione parziale può essere efficace.
A dirlo chiaramente è la fotografia fatta dal rapporto annuale della Banca Mondiale, che mette a confronto i modi di fare impresa di tutto il mondo.

“ l’Italia risulta al di sotto della media europea in termini di facilità di fare attività d’impresa, un dato confermato da altri studi che hanno evidenziato problematiche analoghe. Ad esempio, l’Italia occupa la penultima posizione tra i paesi UE nell’indicatore responsive administration prodotto dalla Commissione europea, che misura l’efficienza con cui la pubblica amministrazione risponde ai bisogni delle piccole e media imprese”

A proposito dei vari fattori che compongono il macino burocratico, quando ne rileviamo uno che fornisce numeri confortanti, inevitabilmente ne salta agli occhi un altro con un valore talmente negativo da riportare tutto verso il basso. Ad esempio ,avviare un’impresa in Italia richiede tempi relativamente brevi, ma a fronte di un costo elevatissimo. In media, costituire una società richiede circa una settimana, cioè 5 giorni in meno della media UE. Sorprendente, vero? Peccato che avvenga con un costo pari al 13,8% del reddito pro capite, che risulta essere il più alto di tutta l’UE.
C’è da mettersi le mani nei capelli, quando si tratta di edificare anche solo un capannone industriale.

L’iter richiede il completamento di 14 procedure in circa 200 giorni, ad un costo pari al 4,6% del valore del capannone, dati di gran lunga peggiori della media UE con 176, giorni e soprattutto l’1,9% del valore del capannone. Tra i paesi membri dell’UE, soltanto Croazia e Spagna registrano costi superiori a quelli italiani .

Prima della costruzione del capannone, un imprenditore deve affidarsi ad un’impresa specializzata per realizzare lo studio topografico del terreno e quello geotecnico. Passano fino a 90 giorni, quindi il progetto viene depositato all’ufficio sismico di riferimento, il quale ha 60 giorni per effettuare il collaudo. A questo punto, viene presentata la segnalazione certificata di inizio attività, i Vigili del Fuoco dovranno poi effettuare l’ispezione. Ma prima di poter essere utilizzato, il capannone deve essere registrato presso l’Agenzia del Territorio. Questo a patto che tutta la documentazione sia perfetta e che gli uffici rispondano nei tempi previsti, cosa che non accade quasi mai.

Sembra poi una barzelletta il dato relativo all’apertura di una fornitura di energia elettrica per scopi imprenditoriali. Risulta infatti che se una fornitura di energia elettrica può essere ottenuta con un minor numero di procedure rispetto alla media europea, le tempistiche sono più lunghe , di almeno un mese.

Finita questa specie di corsa ad ostacoli e avviata l’attività, c’è da augurarsi che con fornitori e clienti tutto proceda nel migliore dei modi, perché se ci si ritrovasse a dover risolvere una controversia per vie legali, ci sarebbe da piangere.
La risoluzione di una causa commerciale è la più lunga e onerosa dei paesi europei: il costo medio per una causa civile di primo grado è superiore di un quinto alla media europea e i tempi variano dai due anni e mezzo a quasi cinque anni .

A questo punto è difficile anche trovare le parole per un commento. C’è spazio solo per una domanda: è così che si vorrebbe dare nuovo slancio al Paese?

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