Fare debito? Sì, ma non all’italiana

di Roberto Donghi

Mario Draghi ha parlato: “bisogna proteggere la popolazione dalla perdita dei posti di lavoro”e “difendere la capacità produttiva con immediati sostegni di liquidità”. Tradotto: bisogna fare debito.

È chiaro a tutti infatti che nella situazione attuale, soltanto una forte iniezione di liquidità può arginare ma soprattutto prevenire gli effetti di una crisi che, ad emergenza finita, rischia di essere veramente devastante per l’economia europea.

È un pensiero nuovo, capace di accomunare capi di governo quali Conte, Macron e Sanchez, cosa fino a pochi mesi fa impensabile, creando un sodalizio senza precedenti nella recente storia europea.
L’unità “latina”, però, deve fare i conti con la cancelliere Merkel, la quale ha dichiarato che “il no di Berlino a qualsiasi strumento di debito comune rimane invariato”.

Le riserve del Nord Europa, infatti, fanno i conti con la proverbiale furbizia nostrana: è giusto fare debito, ma non per dare nuovo impulso all’assistenzialismo italiano.
Di fronte alla possibilità di indebitarsi per rilanciare la nostra economia, i governi degli ultimi 20 anni hanno preferito risposte semplici e mancette elettorali destinate alle solite categorie privilegiate (ultimo caso la riconferma di quota 100 e reddito di cittadinanza).

Un timore, quello del debito per l’assistenza, che ha già cominciato a prendere forma oggi nell’aula del Senato, con Salvini che ha ringraziato Draghi per aver affermato che “si può fare debito”.
Se ci fermiamo a pensare che Matteo Salvini è stato il promotore di quota 100, forse i tedeschi possiamo anche capirli.

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