ETERO O GAY? L’IMPORTANTE È SEMPRE LA QUALITÁ PROFESSIONALE. ANCHE A RAI1

di Stefano Bini

Dopo le polemiche dei giorni scorsi, lo vogliamo scrivere una volta per tutte? Chi se ne frega se a Rai1 ci sono in video più gay che etero; magari tra qualche mese sarà di nuovo l’esatto contrario. La diatriba non è tra “frocio” o “maschio alfa”, ma tra l’essere professionali, portare buoni ascolti e, cosa importante, non ostentare un potere momentaneo solo perché raccomandato da questa o quella parte politica.

Stefano Coletta, attuale direttore di Rai1, già alla guida di una Rai3 che è riuscito a svecchiare, rendere moderna e meno politicizzata, ha subito nelle ultime settimane degli attacchi fortissimi e senza senso; qualcuno lo ha accusato di guidare “Gay1” invece che il primo canale pubblico. È un dato inconfutabile che, dalla mattina al pomeriggio, ci siano molti omosessuali in conduzione; da Alessandro Baracchini a UnoMattina a Beppe Convertini a C’è tempo per…, fino a Pierluigi Diaco a Io e Te e Pino Strabioli a Il Caffè di Rai1, e quanti altri ce ne saranno di cui non conosciamo, e non vogliamo conoscere, gli orientamenti sessuali.

Tra i nomi sopra citati, c’è gente di sinistra come di destra, più vicino a quella tale persona piuttosto che ad un’altra, che ha una relazione con quel politico o una conoscenza stretta con quell’altro, ma fatto è che queste cose in Rai sono sempre accadute e sempre accadranno; sbagliato o meno, l’azienda televisiva di Stato non è la prima né l’ultima in Italia ad andare avanti con queste logiche. La linea di confine non è l’essere gay o meno, ma se all’interno di un contenitore riesci a convincere il telespettatore e portare ascolti alla rete che ti ospita.

Sarebbe stato meglio se gli accusatori, di destra e di sinistra, avessero attaccato Stefano Coletta e Rai1 sotto il profilo politico o contenutistico, più che fermarsi alle tendenze sessuali dei conduttori; al di là dei diritti civili, matrimoni, adozioni e manifestazioni varie, di cui questo pezzo non parlerà, ma nel 2020 essere accusati di lavorare solo perché omosessuali pare davvero assurdo. Sicuramente, e attualmente, a Rai1 la “lobby gay” è abbastanza potente da piazzare anche i suoi, ma ciò che va osservata non è l’inclinazione sessuale ma la professionalità che un autore o conduttore mette nell’affrontare un programma, in un canale delicato e difficile come Rai1.

Il saper fare bene il proprio lavoro non è politicamente o sessualmente criticabile, ma è un placet in più in un mondo di gente mediocre che si sente chissà chi solo perché ha conosciuto per cinque minuti quel manager o quel politico; chi lavora in tv deve avere davvero tanta passione e spirito di sacrificio, e non ci si può improvvisare anche perchè lo spettatore non è più “ignorante” come un tempo. Negli ultimi anni, chi è davanti al teleschermo può virare verso altri cento canali e focalizzarsi su qualsiasi argomento desideri; gay o meno, ciò che deve convincere sono professionalità, volto e idea televisiva.

Quante persone sono entrate nel dimenticatoio perché approdate in tv per meriti non proprio professionali? Fortunatamente, la televisione italiana non perdona e un volto rassicurante fa molto di più dell’idea alla base di un contenuto. Gay o non gay, è la qualità che fa la differenza.

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