ESTATE DI PASSIONE PER I MUSEI ITALIANI, IL COVID HA RESO ANCOR Più POVERA L’ARTE

di Martina Grandori

La cultura si lecca le ferite, il Covid in vera sostanza non ha assolutamente giovato, i bilanci sono in netta perdita, milioni e milioni di euro, ecco quali sono gli effetti fatali della reclusione, altro che boom di virtual tour, quelli, nel format attuale, ancora non generano nessun tipo di reddito ai templi della cultura.

Sovraintendenti, direttori, curatori aspettano con comprensibile attesa i 50 milioni di euro a sostegno dei luoghi della cultura non statalizzati che il ministro Franceschini ha promesso a questo settore chiave dell’Italia, ma purtroppo sono briciole se si pensa che solo Venezia prevede un ammanco di 7 milioni di euro a carico della Fondazione Musei Civici alla fine dell’anno. Questa è l’amara realtà, i musei sono al tracollo.

I musei rischiano tanto, rischiano soprattutto i musei minori, rischiano le grandi mostre che avrebbero dovuto attirare i riflettori nell’autunno, i fondi non ci sono, gli sponsor nemmeno.

La linea scelta dal governo è quella di supportare economicamente in proporzione all’emissione di biglietti: più visitatori ha un museo, meno fondi in proporzione riceverà perché parte degli introiti li ha già avuti, oltre agli incassi dei bookshop. Ma è chiaro a tutti che ciò non basta.

Però, tristemente, non è ancora chiaro alla cricca della cultura, che in certi frangenti di grande emergenza – ed è questo il caso – non si può non riconoscere il merito e potere a icone di altra cultura, quella degli influencer, della musica, della moda.

Il caso di Chiara Ferragni agli Uffizi ne è la riprova: un polverone mediatico generato da indignati, stizziti e seccati integralisti esponenti della cultura. Come può permettersi una influencer da 20 milioni di followers di farsi una foto nel tempio dell’arte italiana sminuendola? Questo in poche parole la filosofia retrostante. Ma forse non hanno capito la gravità della situazione.

Che cosa c’è di male per una foto del genere se poi la popolarità dell’account Instagram del museo in oggetto – gli Uffizi – vive momenti di notorietà? Dopo il post, le visite sono cresciute del 27%, una manna in tempi di Covid. Eike Schmidt, dal 2015 direttore delle Gallerie degli Uffizi, ha fatto sapere che non ci trova niente di male ad avvicinare i giovani all’arte usando il loro linguaggio, ovvero il linguaggio di Instagram, ovvero un linguaggio che mixa arte, glamour, velocità alla cultura classica.

Meno polverone mediatico, ma sicuramente poca fiducia anche per Mahmood. Il cantante che ha sbancato Sanremo nel 2017 con Soldi di madre sarda e padre del Cairo ha girato al Museo Egizio di Torino Dorado, una sorta di omaggio alle sue origini e alla sua cultura in un momento in cui la cultura ha tanto tanto bisogno di aiuto, l’aiuto che popolarità e web possono supportare, perché come riporta l’articolo 9 della Costituzione “lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica sono un servizio primario che va garantito, indipendentemente dai costi”.

Di primaria necessità, quindi, che a questo sviluppo partecipino tutti, scegliendo un turismo di prossimità tutto italiano, ma soprattutto permettendo e incalzando persone fuori dall’ordinario a cui la vita ha dato la celebrità di promuovere il nostro patrimonio.

Solo così, la cultura italiana può sfangarla, in fondo anche il Louvre nel 2018 ha permesso a Beyoncé e Jay-Z di girare il video di The Carters davanti alla Gioconda, non dimentichiamolo. I soldi e un po’ di pop fanno bene alla cultura.

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