Enrico Mattei…un uomo libero, di altri tempi.

Regalare un futuro diverso all’Italia. Il sogno spezzato di Enrico Mattei.

Francesco Manfredi, LaCritica

56 anni fa se ne andava Enrico Mattei. 

Partito da umili origini, partecipò alla Resistenza Partigiana e, nel dopoguerra, salvò dalla liquidazione l’AGIP.

Fondò l’ENI e mise in discussione l’egemonia e gli interessi delle ” Sette Sorelle ” minando gli equilibri geopolitici mondiali dell’epoca.

Probabilmente, tanto il terrorismo quanto l’immigrazione, non sarebbero divenuti fatti di ingente questione sociale se si fosse presa in eredità il suo modo di agire nei confronti dei Paesi mediorientali e africani. Enrico Mattei forniva gli strumenti utili a uscire autonomamente dalle condizioni di arretratezza tecnologica e di povertà sfruttando le risorse che le stesse aree avevano a disposizione. 

Ma andiamo con ordine. 

Il 29 Aprile 1906 nacque in un piccolissimo paese marchigiano.

Come spiegato in un libro biografico a lui dedicato da Cesare Lanza ( Il Cuore di Mattei. Casa editrice: l’attimo fuggente ), Mattei fu cresciuto da una famiglia umile nella quale il ruolo predominante lo aveva la madre. Il padre era un carabiniere, noto per aver arrestato il temuto brigante Musolino. Un’altra figura che pare avesse avuto molta importanza per Enrico Mattei era la nonna, la sua ” educatrice affettuosa “.

Sposato con la ballerina austriaca Greta Paulas, Enrico Mattei non nascose il fascino che provava verso le donne, tanto è che Lanza dedica un intero capitolo sulle presunte avventure extraconiugali. Nonostante ciò, il legame con la moglie si rivelò più che mai solido tanto che durò fino alla sua scomparsa . Una relazione caratterizzata anche dalla tragica scomparsa di un figlio nato a 5 mesi e morto dopo appena 5 giorni. 

Mattei ebbe una educazione scolastica interrotta celermente per l’impossibilità della famiglia di garantirgli un percorso formativo duraturo e ripresa successivamente con lezioni private, lezioni conferitegli dal vicino e amico Massimo Boldrini, grazie al quale riuscì a laurearsi.

Ma furono comunque i suoi aspetti caratteriali a fargli da veri docenti di vita. 

Fu il senso di libertà a fargli realizzare ben presto che la sua vita non doveva avere ” padroni “. Rappresentante prima e imprenditore poi, all’età di 28 anni, Mattei accolse l’invito e la sfida di contribuire attivamente nella Resistenza Partigiana contro il Fascismo. Una militanza che lo portò ai vertici della fazione democristiana dei Partigiani che passò, sotto la sua guida, ad avere oltre 65.000 unità.

Fu il senso di libertà a fargli intuire come il petrolio e il metano erano la chiave di volta per l’Italia affinché uscisse dalla povertà e dalla marginalità, a compiere scelte audaci nei rapporti coi Paesi Arabi e nello scontro con le grosse compagnie petrolifere che detenevano il cartello mondiale dell’oro nero. Quelle che lui considerava le ” Sette Sorelle ” e contro cui intraprese la sfida egregiamente spiegata dall’aneddoto del ” gattino  a cui i grossi cani  spezzavano la spina dorsale “.  

Il gattino era l’Italia, un Paese che secondo e grazie a lui aveva smesso di ricoprire quel ruolo.

Al termine della guerra gli fu affidato il ruolo di commissario dell’Agenzia Generale Italiana Petroli ( AGIP ), considerata da tutti un carrozzone fascista inutile, con lo scopo di smantellarla .

Mattei non lo fece, spinto dalla curiosità e dalla fantasia di verificare alcune relazioni di esplorazioni sismiche effettuate durante la guerra e secondo cui, in alcune zone lombarde, potevano esserci grossi giacimenti di petrolio e gas. Intuizioni che ebbero successo quando, nel 1948, nel lodigiano, fu scoperto un impressionante giacimento di gas metano. Una fonte energetica a basso costo che, grazie a lui, era nelle mani di un ente pubblico italiano e al sicuro dalle grosse compagnie private anglo-americane. Nella mente di Mattei, balenavano idee e visioni futuristiche di un Paese moderno e autosufficiente. 

Se trovassi anche il petrolio, l’Italia sarebbe un Paese indipendente dal punto di vista energetico. Indipendenza Energetica significa Indipendenza economica e, a sua volta, indipendenza politica. 

Nel 1953 nacque l’Ente Nazionale Idrocarburi ( ENI ) di cui AGIP fu colonna portante. Nacque in un contesto socio-economico che vedeva l’Italia ancora prettamente legata all’agricoltura e priva di infrastrutture. Dettagli importanti per comprendere appieno il reale ruolo che Mattei ebbe per l’Italia e per gli italiani. Un ruolo di cambiamento in una nuova era moderna e industrializzata in cui le imprese pubbliche venivano gestite da una generazione di manager, rappresentata in assoluto dallo stesso Mattei, che non fecero solo il loro lavoro, ma lo fecero bene. Forse dovuto principalmente dall’impulso morale e dalla voglia di ricostruire un Paese demolito dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Una persona pragmatica, con obiettivi fissati al fine di rispettare quello che era il suo sogno: modernizzare l’Italia con il lavoro, rapidamente. 

Mattei collegò l’Italia coi suoi gasdotti installando ovunque benzinai AGIP, senza chiedere permessi e farsi troppi problemi, poiché, come amava ripetere

” tutto era finalizzato a dare massimo benessere e prosperità al popolo italiano “

Il suo sogno, piano piano, iniziava a realizzarsi.

Sotto la sua guida, l’ENI operò a livello internazionale entrando in competizione con le grandi multinazionali anglo-americane che dominavano il mercato.

Una rete di relazioni internazionali fortemente e anche pericolosamente intrecciate fra loro. I rapporti, in piena guerra fredda, con l’URSS, le sue posizioni a favore dell’indipendenza dell’Algeria dal dominio francese ( che gli costarono minacce di morte da parte dell’OAS, l’organizzazione terrorista che era a favore del controllo transalpino sul Paese nord africano ) ma anche l’intromissione in faccende che non erano di sua pertinenza. Come la fondazione de Il Giorno o l’acquisto di Nuova Pignone su richiesta del sindaco DC di Firenze.

Perché lui era questo. Era una persona che si sentiva un uomo libero nelle proprie scelte. Considerava la politica come serva del popolo e delle aziende e, per questo motivo, non aveva timore a dichiarare che la utilizzava allo stesso modo in cui si utilizza un taxi qualsiasi.

Un uomo dal carisma gigante, scomparso quella sera di 56 anni fa a bordo di un aereo proveniente da Catania, dove era stato in visita a a Gagliano Castelferrato in cui tenne un comizio dinnanzi a una folla immensa.

Quel giorno comunicava la scoperta di un importamento giacimento di metano, infondendo speranza che quanto trovato nel sottosuolo fosse una

” vera ricchezza per una terra che piange i giovani costretti a emigrare al nord, o ancora più lontano, per avere un futuro migliore. Oggi, quei giovani, potranno tornare a casa “.

Nessuno immaginava che quelle sarebbero state le ultime parole pubbliche di Enrico Mattei. Un visionario di altri tempi che lascia in eredità concetti e insegnamenti ancora e sempre di più attuali: innovazione, rispetto, dialogo, collaborazione, passione per le sfide e per il duro lavoro, meritocrazia e fiducia nei giovani. 

 

Se ti è piaciuto questo articolo lascia un commento o sottoscrivi il feed RSS per ricevere i prossimi nel tuo reader.