Elogio del Berlusconi che è in noi.

RASSEGNA LIBERALE / Gian Paolo Serino

Se siete veramente di sinistra votate Berlusconi. Non è una contraddizione, anzi: oggi i valori della vecchia sinistra li incarna Berlusconi. Mentre gli altri partiti sembrano fare della giovinezza dell’inesperienza dei propri leader una bandiera del cambiamento, dall’altra tutti i giorni paghiamo questa “freschezza” politica: gli slogan sono sempre gli stessi, le promesse anche, l’ideologia anche (pensare all’oggi e mai al domani). La sinistra è morta, il Movimento 5 Stelle è in agonia con un Di Battista che credeva di tornare inneggiato come Torquemada e invece continuamente alla ricerca di una ribalta mediatica che risulta dannosa quanto inutile. Il “Movimento 5 stelle” l’ha creato Berlusconi. Da Di Maio a Fico tutti i leader pentastellati sono cresciuti avendo nel dna il modello di Berlusconi: si veda la comunicazione, il modo di vestirsi, l’imitazione di un continuo consenso che ottengono solo nei comizi, sui palchi, lontani dalla gente. Persino il portavoce del Presidente del Consiglio esce dal “Grande Fratello”.

Berlusconi è altro: Berlusconi siamo noi, Berlusconi è la gente, Berlusconi è l’italiano che si è fatto da solo, con idee geniali, dall’edilizia con Milano 2 alla televisione, dall’editoria allo sport. Pochi non hanno fallito in campo imprenditoriale come Berlusconi: non risultano scioperi come alla Fiat, licenziati come alla Olivetti, giornalisti in strada come quelli de “L’Unità”. Berlusconi è il soggetto politico che tutti bersagliano: tutti lo cercano perché in questa società farsa è il nemico perfetto. Incarna sorridente tutte le contraddizioni dell’essere umano: ne esprime gli sbagli, alla fine si rivela per la sua ingenuità. Il famoso Bunga Bunga che cos’è se non ingenuità? Berlusconi non è Gianni De Michelis, il ministro di una Prima Repubblica che si gestiva tra discoteche e starlette, Berlusconi non è Craxi incravattato tra una relazione e l’altra tra dive e divette (anche hard), Berlusconi non è Martelli, tra una canna in Kenia e il giro di damine dell’Appia Antica. Nessuna ragazza è diventata portavoce del Primo Ministro.

Berlusconi è trasparente: forse maggiormente nei propri errori che nelle proprie conquiste politiche. È un sanguigno, dietro le apparenze della forma fisica botox, è un uomo che ricorda quando abitava vicino a Viale Zara. È un uomo che non ha creato un clan, ma un gruppo di amici e confidenti cresciuti coi sogni come nell’infanzia: insieme. E sono ancora qui, nel bene o nel male, a credere in una Italia migliore, che abbia il doppiopetto non solo come vestito, che recuperi credibilità all’estero, che vesta le divise senza bisogno di mettersele addosso.

Berlusconi è un genio: il primo a comprendere come esistano ancora milioni di persone che non vogliono che stare tranquille. Perché anni e anni di Leopolde, Bunga Bunga di neuroni del classismo intellettuale di sinistra, sanno tanto di rancore e di invidia. Se un tempo i comunisti erano lavoratori, oggi c’è Mondadori. Non esistono le grandi fabbriche, almeno ad altezza “media” pochissime le foto e le immagini degli operai, una classe che sembra scomparsa. Ci sono però i successi di Berlusconi imprenditore, di Berlusconi politico troppo vituperato, attaccato malgrado abbia pagato ogni propria scelta.

Per anni lo hanno attaccato per il suo privato. Che poi a noi non importa. Che importa di una barzelletta mal riuscita: ne esistono tante, troppe nella realtà per attaccarsi a Berlusconi. Forse dimentichiamo quando Mario Calabresi scriveva a fianco di Adriano Sofri (condannato come mandante dell’omicidio del padre). Ecco forse sono queste le barzellette meno riuscite. Insieme a tante altre. Berlusconi è stato capace ed è capace di farci vivere in un paese dove almeno si sta sereni: dove le deputate sono bellissime, portano un volto di bellezza in Parlamento. E non è “il corpo delle donne” ma soltanto il sogno di un uomo che ha sfidato il sistema delle “etichette”. Che non ha bisogno di fare il barricadero o l’eroe da editto bulgaro. Quello attaccato è sempre stato Berlusconi: per inezie, dalla bandana al chitarrista napoletano, dai compleanni al conflitto di interessi.

Già, il conflitto di interessi. È vero, ma almeno con Berlusconi è chiaro, evidente e chi vuole può difendersi senza bisogno di essere invitato alla Leopolda perché i circoli del Pd non esistono ormai. Nemmeno nelle strade. Nemmeno nelle fabbriche. Solo sui giornali che nessuno legge ormai perchè inseguono non i fatti, ma la televisione. Io sono sempre stato di sinistra, ma mi avete fatto diventare di destra. Perché mi sento libero e coerente di scrivere anche questo. Che con Berlusconi una cosa è certa: gli italiani torneranno a occuparsi di politica. Perché il reddito di cittadinanza sta per arrivare ma il Ponte di Genova è ancora lì monito di una politica che non conflitti di interessi. Solo conflitti. Il che è peggio.

FONTE: Nicolaporro.it / Gian Paolo Serino, 25 febbraio 2019

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