Egitto: attentato alla Chiesa Copta

Anche l’Egitto è stato colpito, oggi, dal terrorismo islamico. Durante la celebrazione della Domenica delle Palme una chiesa copta è stata colpita dai terroristi islamisti. Nell’attacco sono state uccise e ferite decine di persone.

I cristiani copti, che costituiscono il 10% circa della popolazione egiziana, sono spesso stati vittime di aggressioni e di attacchi da parte del fanatismo islamico. Questo nuovo attentato si inserisce, però, in un contesto differente e ha una portata politica diversa. L’attuale governo egiziano è, infatti, contrario agli islamisti e contrasta il potere dei fratelli musulmani che vorrebbero imporre la legge islamica al paese. E in questa opera di contrasto al fanatismo, al-Sisi ha avuto delle aperture e dei contatti con la chiesa copta. In occasione dello scorso Natale ortodosso (7 gennaio 2017) il presidente aveva dichiarato al Patriarca Tawadros di voler costruire la più grande chiesa del paese. Un gesto estremamente significativo che, evidentemente, agli islamisti non è piaciuto.

Ovviamente si è già scatenato il coro delle voci solidali con le vittime e con la Chiesa Copta egiziana. Tutte dichiarazioni dovute e più che giuste, ma che non hanno, dietro, una coscienza di ciò che sta succedendo e una politica internazionale adeguata.

Da una parte ci sono i soliti qualunquisti, pronti a sparare slogan e a sfruttare ogni attentato a scopo propagandistico, semplificando tutto e generalizzando il più possibile le situazioni. Su di loro non spendiamo troppe parole.

Quel che mi lascia più perplesso è l’atteggiamento di certi radical-chic della pseudo-sinistra italiana che da una parte condannano gli attentati e, dall’altra, contestano al-Sisi. Un atteggiamento giustificato solo dall’ignoranza delle realtà e da una visione nettamente etnocentrica che li porta a pensare che l’unico modello valido di stato sia il nostro.

Coloro che blaterano sul “colpo di stato” e sulla deposizione di un presidente “democraticamente eletto” non hanno probabilmente idea di chi fosse davvero quel presidente e di quali forze politiche fosse espressione. Perché ci sia democrazia non bastano le elezioni. Gran parte dei dittatori va al potere grazie alle elezioni. In Egitto ci sono forze politiche fortemente antidemocratiche che devono essere contrastate. I fratelli musulmani, che diversi “intellettuali” della pseudo-sinistra hanno definito “forza democratica”, sono un movimento oscurantista e violento, molto vicino ai terroristi. Questi “democratici” infibulano le loro figlie, sottomettono le loro donne, uccidono le persone glbt. È questo che vogliamo? Siamo certi di voler consegnare un paese importante per la politica internazionale come l’Egitto a costoro?

In questo momento al-Sisi, pur non essendo, in effetti, un campione di democrazia, è il male minore e l’unica sponda al potere di un movimento islamista pericoloso che ha tra i suoi obiettivi l’abbattimento della nostra società basata sulla libertà.

Questo ennesimo attacco dovrebbe spingere la politica a compattarsi contro questi soggetti estremisti e liberticidi (oltre che omicidi) invece che dividersi in nome del becero interesse di consorteria. E ai radical-chic che criticano al-Sisi e difendono i fratelli musulmani faccio un invito: uscite dai vostri salotti e guardate la realtà. Scoprirete che razza di soggetti siano quelli con cui voi vorreste dialogare.

La lotta al terrorismo deve essere prima di tutto lotta a una visione del mondo totalitarista e violenta della quale il terrorismo è espressione. Per farlo è necessario prendere in considerazione la realtà dei fatti, scevra da falsificazioni più o meno ideologiche, e fare fronte comune. Una cosa difficile per diverse ragioni. Non ci sono solo i vari piccoli interessi di fazione dei politicanti di turno, ma anche problemi di politica internazionale e di economia. Alcuni stati islamisti che appoggiano i movimenti integralisti sono, infatti, essenziali da un punto di vista economico. Facciamo a tal proposito solo l’esempio dell’Arabia Saudita, che con il suo petrolio ha un grosso potere di ricatto sull’Occidente.

Motivo in più per cercare una soluzione comune, perché da soli i vari stati non riusciranno mai a essere efficaci nella soluzione di un problema che coinvolge gran parte del mondo.

Enrico Proserpio

 

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