È tempo di tornare ad educare. Compito anche della famiglia

di Martina Grandori

Ricominciamo ad educare, ricominciamo a coltivare quel preziosissimo orto interiore che è fatto di cultura, di buone maniere, di valori.

Oggi purtroppo non si coltiva più, non si semina specialmente nel nido della cultura, la famiglia. Oggi tristemente lasciamo che i nostri figli crescano un po’ come le erbe di campo incolte, pensiamo erroneamente che siano gli altri a doversi occupare della formazione dei bambini. Sbagliatissimo, i bambini sono meravigliosi contenitori assorbenti di qualsiasi cosa, sono dei semi incredibilmente fertili a cui basta veramente quel poco, quell’impegno quotidiano, faticoso e non sempre facile per mamma e papà, per diventare alberi da frutto. Basta poco, ma quel poco oggigiorno è quasi svanito. Ed ecco che entra in gioco quello scarico di responsabilità che molti genitori fanno, dando per scontato che sia la scuola, che siano i maestri a doversi occupare di trasformare un seme in un albero da frutta.

Educare e discernere, portare alla luce assumendosi le responsabilità del caso. Se si educa lasciando i propri figli allo stato animalesco, non è una forma di educazione innovativa, è pigrizia. È un lasciarli volutamente nel buio dell’ignoranza. Bisogna insegnare  loro, bisogna dialogare, aprir loro gli occhi sul sapere della vita che non è solo il sapere accademico (compito in massima parte delle istituzioni scolastiche), è una cultura complessa che si costruisce come un mosaico tassello dopo tassello. Pochi giorni fa ho scritto delle scuole green in Italia, minuscolo fiore all’occhiello di un Paese che in alcune situazioni sta dimostrando di voler cambiare, di aver assorbito quella cultura del “there’s no planet B” che ha invaso da tempo le nostre quotidianità. Ma tutto ciò ha bisogno di un supporto fra le mura domestiche, altrimenti questi bellissimi esempi di scuole a basso impatto ambientale, di scuole energicamente autonome e non inquinanti svaniscono nel nulla.

Una pesante contestazione che si legge nelle pagine di nicchia dei quotidiani, racconta le scuole italiane (non è il caso ovviamente di tutte) come luoghi dove si è perso l’interesse, dove si gioca a carte in classe durante le lezioni per noia, dove non si respira sapere. Alzare lo sguardo, stimolare, punzecchiare, spronare, accattivare l’interesse è fondamentale per la formazione dei ragazzi di oggi. Un mix di cultura per uscire dal buio dell’ignoranza (il famoso mito della caverna di Platone) abbinato ad un lavoro dei genitori dove si continua a seminare, ad insegnare, a comunicare per non farsi inghiottire dalla solitudine tecnologica di oggi, dove con uno smartphone si digita al volo su Google qualcosa per un sapere frugale ed evanescente.

Queste parole sono un appello dedicato a tutte le famiglie, a tornare ad investire sulla cultura. La scuola deve sì cercare di essere più interessante e aggiornata con i tempi di oggi, con programmi curiosi e non di 50 anni fa, ma noi famiglie dobbiamo ricordare di coltivare e inverdire ogni giorno quel meraviglioso giardino che sono i nostri figli seminando cultura.Vi prego non facciamo finta di niente. Alziamo gli occhi al cielo e iniziamo ad aver fame di sapere. Non è un’utopia.

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