Dove va a finire la bellezza?

di Gabriele Rizza

Il Festival di Sanremo è sempre l’occasione per far discutere gli italiani sui temi più svariati, di polemizzare, apprezzare o di tirare fuori il lato snob del nostro popolo. In mezzo ascoltiamo qualche bella canzone che in genere finisce nella seconda metà della classifica, ma questa è un’altra storia.

L’ultima polemica riguarda la star di Sky Diletta Leotta, rea di aver dichiarato in diretta ciò che pensiamo tutti: la bellezza capita. Il problema, dicono, è che Diletta, prima di passare per l’Ariston, in questi anni ha fatto diverse tappe nello studio del fratello, famoso chirurgo plastico, ritoccando viso e corpo. Altro che capita! Tuonano sui social vip e comuni mortali.
Il cortocircuito dei polemizzanti sta proprio qui, nel dare per scontato che la brava e professionale conduttrice, osannata in tutti gli stadi d’italia, sia bella o, peggio ancora, che lo sia diventata. Allora il problema non è più la nostra Diletta, ma il nostro canone di bellezza che, ricordiamolo, è un fatto culturale e non naturale. Scopriamo così che per essere belli basta migliorarsi, che non corrisponde a curarsi.
Bellezza invece è grazia ed è proprio vero, capita. La grazia non si cura dall’estetista, non si compra alla Rinascente, non si trova nei profumi o nel silicone, si ha o non si ha. È l’armonia tra ciò che siamo dentro e come il nostro aspetto si presenta fuori. Grazia è quando le belle labbra di una donna ci conquistano per il sorriso o per una smorfia irreplicabile sul viso di un’altra donna, non quando le labbra rifatte sono esibite su Instagram per dimostrare quanto siano selvaggiamente carnose o quanto il trucco sia venuto bene.
La nostra società, però, chiede perfezione ed estetica, quindi bellezza significa prima di tutto non avere difetti, tanto che molte di coloro che criticano oggi Diletta Leotta sono le prime ad usare i filtri prima di pubblicare sui social. Non accettarsi porta alla volgarità, l’antitesi della grazia: possiamo essere alla moda, rifatti o tatuati, ma quando ciò che siamo stona con quello che siamo diventati, siamo solo volgari e ansiosi di piacere agli altri.
Il guaio è che la bocca per parlare la dobbiamo aprire tutti prima o poi, e non si scappa, non esistono punture o filtri per questo.

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