DA SOFRI A TRAVAGLIO: L’ODIO POLITICO. REGIONE LOMBARDIA SOTTO ATTACCO.

di Max Buonocore

Oggi ricorre uno dei momenti più drammatici della storia dell’Italia, l’omicidio del commissario Luigi Calabresi il 17 maggio del 1972; nel 1997 si giunse a una sentenza di condanna in Cassazione che individuò in Ovidio Bompressi e Leonardo Marino come esecutori materiali del delitto e Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri come mandanti sovversivi anti democratici e condannati per il reato di concorso morale in omicidio. I quattro comunisti appartenevano all’epoca dell’omicidio alla formazione extraparlamentare Lotta Continua, della quale Sofri e Pietrostefani erano stati fondatori. Il tratto drammatico della vicenda non fu solo l’uccisione del commissario Luigi Calabresi ma come l’omicidio maturò in un percorso ideologico e di diffamazione nei confronti della vittima, un meccanismo di diffusione di odio e diffamazione messo in moto non solo per far maturare materialmente l’omicidio ma farlo diventare anche un atto di giustizia legittimo.

Per fortuna questo non accadde, e tutto il mondo politico e il popolo italiano condannarono questo episodio non solo per l’uccisione ma per il contesto ideologo in cui era maturato.

Questo uso della diffamazione, del clima di odio, nel cercare un nemico del popolo da distruggere anche fisicamente è una costante di una certa ideologia di sinistra giustizialista, che purtroppo non è mai tramontata : oggi lo possiamo ritrovare in Marco Travaglio, il nuovo Adriano Sofri, nel Fatto Quotidiano, e in personaggi come Luca Paladini portavoce dei Sentinelli di Milano, blogger per Huffington post.

In questi giorni sono comparse delle scritte “Fontana Assassino” sui muri di Milano a firma del gruppo Carc, che si ispira alle Brigate Rosse.

Come non cogliere la somiglianza di quel periodo degli anni ’70 con giornalisti come Marco Travaglio, del Fatto quotidiano che ogni giorno lanciano accuse e proclami nei confronti di Attilio Fontana e del centro destra in Regione Lombardia; anche l’Assessore Giulio Gallera sembra comparire in queste minacce di morte.

Attraverso l’utilizzo di una tragedia che ha colpito i cittadini lombardi e italiani usano i morti, la pura, i tanti problemi delle persone per individuare un colpevole, un nemico da abbattere, senza pietà, incitando all’odio e all’eliminazione sistematica del nemico, che oggi sono Giulio Gallera e Attilio Fontana; perché rappresentano quel centro destra del nord che negli ultimi 30 anni la sinistra non è riuscita a sconfiggere. E cosa dice il PD milanese? Cosa dice Emanuele Fiano che dovrebbe conoscere bene questi problemi?

Intanto non si nota differenza tra un uomo come Adriano Sofri e Marco Travaglio, e siamo molto preoccupati di tutto questo.

 

 

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Massimiliano Buonocore

Editore, Direttore Responsabile