DA DESTRA A SINISTRA, SOLIDARIETÁ A PIETRO TATARELLA. OGGI L’UDIENZA

di Endimion

Quando si scrive di Pietro Tatarella, classe 1983, lo si fa pensando ad un bravo ragazzo, sempre col sorriso sulle labbra, disponibile, gioiale, adorato da amici e parenti, amante della “sua” Milano e militante appassionato di Forza Italia, tanto da esserne consigliere comunale proprio nella città meneghina.

Pietro è stato svegliato e arrestato il 7 maggio, di mattina presto, con l’accusa di associazione a delinquere, corruzione e finanziamento illecito nell’inchiesta su appalti e mazzette, che ha scosso il mondo politico alla vigilia delle elezioni Europee; l’indagine ha il nome di “Mensa dei poveri”

Tatarella si è dimesso subito dopo l’arresto, visti il ruolo e la candidatura alle imminenti elezioni europee; tutto questo, sarà un caso? Da quel momento, tanti attacchi ma soprattutto molta solidarietà. Oggi è fissata l’udienza davanti al tribunale del Riesame, sperando si faccia definitiva chiarezza su un processo che non poche autorevoli persone hanno marchiato come esagerato; i suoi avvocati, Nadia Alecci e Luigi Giuliano, ancora una volta ne chiederanno la scarcerazione o gli arresti domiciliari.

Da sottolineare, che dal 14 agosto Tatarella non è più nel carcere di Opera, perchè trasferito a Busto Arsizio. Costretto in regime di alta sorveglianza quando i giudici avevano deciso l’isolamento stretto, con un’ora d’aria al giorno da solo e nessun contatto con gli altri detenuti, neanche fosse un ricercato mafioso, si è passati dopo due mesi ad un regime di media sorveglianza. A Busto, è stato trasferito perché nel frattempo a Opera sarebbero arrivati dei condannati in via definitiva di un processo di ‘Ndrangheta, in qualche modo vicini ad alcuni degli arrestati nell’inchiesta della Dda milanese: un trasferimento che è stato comunicato ad avvocati e familiari a posteriori, quando era già avvenuto. Fatto non poco vergognoso e inspiegabile, visto che non si trattava del trasferimento di un pericolo boss della malavita o di un assassino seriale.

La richiesta di scarcerazione era già stata nagata dal Riesame il 28 maggio, con la conferma dell’impianto accusatorio dei pm; per la procura, infatti, il consigliere comunale sarebbe stato a libro paga dell’imprenditore Daniele D’Alfonso, anche lui in carcere, con una sorta di “stipendio” mensile di cinquemila euro al mese, più uso di carte di credito e pagamento di viaggi e vacanze. Per una Forza Italia compatta nel difendere un suo membro, nel carcere di Busto Arsizio è andato a trovarlo il collega, amico e deputato di Fratelli d’Italia Marco Osnato: «L’ho trovato molto provato, dopo oltre tre mesi di carcere, di cui due in isolamento. Vorrebbe poter tornare a casa da sua moglie e da suo figlio». Un altro pensiero viene dall’altro politico di Forza Italia arrestato dalla Dda, Fabio Altitonante che, dagli arresti domiciliari, a inizio agosto, è stato rimesso in libertà: per lui, l’accusa di corruzione, è stata rettificata in “traffico di influenze”.
Non solo dal centrodestra, ma da sinistra arrivano interventi a sostegno dell’ex consigliere azzurro: «Questo è inaccettabile – sottolinea il consigliere regionale del Pd Pietro Bussolati – perché, sia che Tatarella sarà ritenuto colpevole che innocente, si tratta di una detenzione preventiva senza che il processo sia nemmeno iniziato». Scrive Alessandro Giungi, altro esponente dem, riferendosi alla magistratura: «Dove siete garantisti a corrente alternata? Dove siete per le migliaia di persone detenute nelle stesse condizioni di Tatarella? Il carcere come strumento di pena preventiva a me fa orrore».

La riflessione sorge spontanea e si aggancia alle dichiarazioni di molti: se Pietro Tatarella fosse stata un esponente del Pd o di Leu, avrebbe avuto lo stesso trattamento? In qualsiasi modo la si voglia pensare, è oggettivo che all’esponente azzurro è stato dedicato un trattamento fuori dal comune, esagerato, brutale, agghiacciante, soprattutto alla luce del fatto che non si sia ancora svolto il processo ed sia tutto in forma preventiva\cautelare, neanche fossimo in uno Stato arrestato del terzo mondo. L’udienza di oggi, probabilmente, chiarirà in parte quello che è accaduto e le accuse si sgonfieranno come palloncini ma, anche se le cose dovessero aggravarsi, resta il fatto che fare un processo morale prima di quello giudiziario è da macabra ideologia stalinista.

Se ti è piaciuto questo articolo lascia un commento o sottoscrivi il feed RSS per ricevere i prossimi nel tuo reader.