Covid 19, tutto si ritrova in Dei delitti e delle pene

di Sara Matteucci

Dei delitti e delle pene, è il titolo del famoso trattato di Cesare Beccaria, tanto più che mai attuale nel nostro presente sospeso.
Scritto nel 1763 e pubblicato l’anno seguente, è considerato cardine imprescindibile della giurisprudenza odierna. Non vi è studio del diritto penale che dalla sua opera non abbia preso spunto per svilupparne ulteriormente le idee, per combatterle, temperarle e modificarle, come più volte ha ribadito il celebre giurista Ugo Spirito. Un vademecum d’orientamento forte della logica ferrea di Beccaria, utile in un momento di grande confusione legislativa, dove i decreti vengono emanati come fossero editti.

Il capitolo “False idee di utilità” riportava:

«Una sorgente di errori e d’ingiustizie sono le false idee d’utilità che si formano i legislatori,
[…] è quella che sacrifica mille vantaggi reali per un inconveniente o immaginario o di poca conseguenza, che toglierebbe agli uomini il fuoco perché incendia e l’acqua perché annega, che non ripara ai mali che col distruggere.»

Continuava:

«Queste si chiaman leggi non prevenitrici ma paurose dei delitti, che nascono dalla tumultuosa impressione di alcuni fatti particolari, non dalla ragionata meditazione degl’inconvenienti ed avantaggi di un decreto universale».

La Paura e il Terrore incombono su di noi. Abbiamo un bollettino tanto più aggiornato quanto letale per la nostra vulnerabilità psicologica. La perdita di controllo, il desiderio continuo di informazioni e le fonti non sempre attendibili confluiscono nel divenire i fattori predisponenti per una sindrome da stress post traumatico. La limitazione imposta alla nostra libertà non menziona le compromissioni psicologiche che verranno. Non abbiamo un precedente che possa indicare un percorso volto a lenire le difficoltà venute in auge con la pandemia.
L’attenzione ossessiva al particolare giuridico perde di vista i bisogni – primari – delle affamate masse che diverranno presto “disperate, imprudenti e audaci”, come definiva Beccaria.

L’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha diffuso un documento guida rivolto a istituzioni governative, media, e organizzazioni che si stanno occupando del Covid-19, ribadendo le cose “da fare” e “non fare” in termini di linguaggio, per prevenire e affrontare lo stigma sociale. Infatti, il nome ufficiale della malattia è stato scelto con questo intento: “Co” sta per Corona, “Vi” per virus, “D” per malattia, e 19 per l’anno in cui è emersa. 

«[…] il valore che gl’infelici danno alla propria esistenza si sminuisce a proporzione della miseria che soffrono […]”, si concludeva così il capitolo di “False idee di utilità”».

Auspico che Dei delitti e delle pene possa rappresentare una riflessione illuminata nel buio del momento storico a cui assistiamo, perché urge il ritorno al sacrosanto diritto di vivere la vita.

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