Costanza Miriano: sottomessa sì, onesta no

Nei giorni scorsi ho già parlato di Costanza Miriano, giornalista RAI e mogliettina sottomessa. Nel suo attacco alle unioni civili, la “sentinella in piedi” ha parlato del suo matrimonio e, ahimè, si è lasciata scappare qualcosa di troppo.

Secondo la legge la giornalista si è sposata solo tre anni fa. Ma per la chiesa non è così. La Miriano e suo marito si sono infatti uniti secondo il rito di Santa Romana Chiesa nel 1999, ben tredici anni prima del matrimonio civile. I due avrebbero fatto in questo modo per “questioni di lavoro”. La giornalista aveva allora un contratto a tempo determinato con RAI 3, emittente per cui lavorava anche il marito. Se si fosse sposata civilmente, non le sarebbe stato rinnovato il contratto. Era infatti nella politica dell’azienda il non assumere parenti dei dipendenti. Ma, come si suol dire, fatta la legge, trovato l’inganno. Essendosi sposata solo religiosamente, infatti, per la legge (e per la RAI) continuava a rimanere single, permettendole il rinnovo del contratto. Per potersi sposare scindendo il matrimonio religioso da quello civile, i coniugi hanno dovuto chiedere il permesso al Vescovo, che glielo ha concesso, chiedendo però loro di regolarizzare al più presto la cosa con un matrimonio civile. Non so voi, ma a me sembra che tredici anni siano un tempo un po’ troppo lungo per rientrare nel concetto di “al più presto”.

Ma i due giornalisti, poverini!, avevano troppi problemi per potersi sposare. Nonostante i lauti stipendi di cui godono, infatti, pare non potessero proprio fare a meno degli assegni famigliari, che avrebbero perso in caso di matrimonio civile, a causa dell’assommarsi dei due redditi. Inoltre, il fatto di essere ufficialmente una mamma single le dava, quando aveva i bambini in età da asilo, una certa precedenza nell’avere un posto nei nidi per i suoi figli. Un diritto che non avrebbe avuto da donna sposata.

Forse ingenuamente, credevo che l’onestà fosse uno dei valori cattolici. La Miriano, moderna crociata che strenuamente difende la fede e i valori della religione cattolica romana, non mi sembra particolarmente onesta. Gli assegni presi dopo essersi sposata religiosamente sono una truffa bella e buona allo stato. La Miriano e suo marito erano conviventi e sposati a tutti gli effetti. Solo ufficialmente il matrimonio non sussisteva.

Burocrazia a parte, però, si tratta di un furto alla collettività, di assegni pagati indebitamente con le tasse dei contribuenti a delle persone che non dovevano averne diritto. E lo stesso vale per i posti all’asilo, posti che dovevano andare a persone più bisognose che ne avessero davvero diritto.

Al di là del giudizio morale dell’operato di Miriano e marito, credo che lo stato debba chiedere il rimborso degli assegni versati con tanto di interesse. Perché anche le sottomesse cattoliche devono pagare le conseguenze dei loro atti.

Il caso della Miriano non è l’unico che io conosca di matrimonio religioso a cui non ha fatto seguito quello civile. Non mi sembra corretto che una cosa simile sia possibile. Se esiste un concordato tra chiesa e stato, deve funzionare in modo biunivoco e non solo quando alla curia pare e piace. Non è corretto da parte della Chiesa Cattolica permettere che delle coppie facciano le furbe per evitare degli svantaggi e continuare a godere di diritti che non spettano più loro. I Vescovi dovrebbero essere tenuti a educare i fedeli ai valori e non a supportare le loro richieste fraudolente.

Mi chiedo cosa succederà ora. Le autorità interverranno dopo le dichiarazioni della Miriano sul suo matrimonio, o faranno finta di nulla, lasciando correre?

In ogni caso, credo che la Miriano, almeno per decenza, non dovrebbe più permettersi di far la morale agli altri, visto che il suo comportamento certo non è dei più puri e innocenti!

Enrico Proserpio

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