CORONAVIRUS. LE NUOVE ZONE ROSSE E ARANCIONI, PRELUDIO AL VIOLA DI RABBIA

di Abbatino

La nuova mappa colorata d’Italia tende adesso più al rosso che al giallo. Il paradosso è che sono gli stessi colori della maggioranza al governo della nazione, che imperversano nella cartografia dello stivale, isole comprese. Rosso PD prevalente sul giallo grillino sempre più sbiadito.

In vigore da oggi l’ordinanza del ministro Speranza, che porta in zona rossa Campania e Toscana e in zona arancione Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Marche. La decisione traccia ancora di più il solco tra il governo e le Regioni. Impazzano i video tra il serio e il semiserio del presidente campano De Luca, novello Totò dei nostri giorni, mentre un video chiaro scuro del novello presidente toscano, Eugenio Giani, sa più di amaro per i toscani che di genuino. I “maledetti toscani”, come li chiamava Curzio Malaparte, non l’hanno proprio presa bene. Il passaggio a zona rossa della Toscana, ha fatto accendere le reazioni degli amministratori locali, maggioranza e opposizione regionale. Più che rossi, viola di rabbia.

Il governo decide per tutti, ma scarica poi le responsabilità dei suoi decreti sulle regioni, spesso colpevoli di scarsa efficienza nell’allestire i reparti COVID nel sistema sanitario. Anche il Friuli non scherza nelle proteste del governatore Fedriga.

L’Italia a macchia di leopardo, più rossa in alcune parti, più gialla in altre, è piuttosto viola di rabbia, tutta. Le categorie che dovranno chiudere e fermarsi di nuovo sono sempre le stesse, già molto provate e ogni passo falso colpisce solo e sempre loro. Nessuno potrà mai risarcirle abbastanza, altro che “ristori”. Cambiano le parole ma resta soltanto una “mancia” per categorie che dovranno pagare le tasse senza avere ricavi.

In Campania, intanto, riprendono in presenza le scuole dell’infanzia e le prime classi delle primarie dal 24 novembre; in Calabria, al contrario, con la chiusura di tutte le scuole fino al 28 novembre.

Nell’Italia COVID 19 – ma siamo già a fine 2020 – si rischia davvero il collasso. Ai postumi, l’ardua sentenza.

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