Come Gucci ha previsto la pandemia

di Stefano Sannino

Grazie alle sue collezioni ed alle sue campagne stravaganti e creative, Gucci è diventato oggi uno dei brand del lusso più amati, la sua visionaria creatività e audacia permette a chi indossa capi Gucci di dare libero sfogo alla parte più eccentrica di ognuno di noi. Fautori di tanto successo, Alessandro Michele, il designer a capo dell’ufficio stile, e un CEO altrettanto visionario, che è stato capace di prevedere gli effetti della pandemia ancora prima che il Covid-19 colpisse il nostro pianeta: Marco Bizzarri.
Bizzarri ed il suo team, avevano capito che non era più possibile ragionare negli stessi termini in cui si era sempre ragionato, la moda necessitava di un cambiamento profondo e radicale, a partire proprio dalla tecnologia e dagli strumenti che questa può fornire ad un brand del lusso. È per questo motivo che due anni fa, la griffe, avevan lanciato “Gucci 9”, ovvero un metodo per ottimizzare l’esperienza dei clienti sul sito web della Maison, ricevendo di fatto un’assistenza simile a quella che si riceverebbe in negozio. Oggi, questa scelta si è rivelata particolarmente vincente, in virtù della chiusura degli store in tutta Europa e della conseguente necessità di spostare un notevole volume dei propri affari sul web.
Altra intuizione vincente è stata invece quella di proporre una diversificazione del marchio diversa da quella di tutti gli altri brand, come è avvenuto per esempio per Gucci Osteria, aperta due anni fa a Firenze e che molto presto aprirà un secondo negozio a Tokyo oppure come nel caso della linea beauty, con la sua declinazione “The Alchemist’s Garden” (celebre linea frutto della collaborazione tra Alessandro Michele ed il profumiere Alberto Morillas).
In tutte queste iniziative, Gucci ha avuto l’abilità di comprendere che, in un mondo in profondo cambiamento come quello in cui viviamo, è necessario adottare sempre nuove strategie e nuove tempistiche, senza piegarsi alle direttive del fashion system, perchè come ha rivelato lo stesso Bizzarri: “ciò che va bene per un marchio, può non essere efficace per un altro. Di sicuro sono proprio i tempi difficili a generare le scelte più coraggiose. Bisogna ragionare non in termini di trimestri ma di anni, in base a un’ottica di lungo termine”.

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