Col cavolo ci si salva

di Martina Grandori

Verde, bianco, nero, rosso, giallo e chi più ne ha ne metta. Il cavolfiore è il protagonista delle tavole invernali per tutte le persone che si vogliono bene e che ci tengono alla salute, le ricette sono moltissime, e spesso la fantasia di chi lo prepara cancella quel ricordo del cavolfiore bollito e un po’ puzzolente (sono ricchi di composti di zolfo, che vengono liberati soprattutto nella cottura) che tutti noi ci ricordiamo sin da bimbi. Vegetale tipico di questa stagione (si coltiva da novembre a marzo), si trova spesso sui banchi del mercato, è sempre ad buon prezzo e lo si può cucinare in tante maniere a seconda dei gusti e della tradizione.

Appartenente alla famiglia delle Cruciferae, è uno dei grandi cibi alleati contro i tumori, molto anti infiammatorio e aiuta anche un pochino a perdere peso perché dona subito un senso di sazietà. È un ortaggio biennale, ovvero impiega due anni a completare il suo ciclo biologico di vita: nel primo anno crescono le foglie, poi subentra uno stato dormiente durante i mesi invernali, per poi fiorire in primavera.

Negli ultimi anni ha avuto un rimbalzo di polarità non indifferente uscendo dalle cucine locali ed è diventato uno dei cibi delle star salutiste, ma attenzione, è giusto ricordare che nessun cibo fa miracoli, gli alimenti possono contribuire a stare in forma, ma non fanno magie. I cavolfiori e i suoi parenti – vedi cavolini di Bruxelles, cavolo rapa, cavolo cappuccio, cavolo verza, i broccoli, il cavolo portoghese… – sono alimenti preziosi per i loro apporti nutritivi: potassio, calcio, fosforo, ferro, acido folico, vitamina B e C e molto altro ancora. Contengono inoltre principi attivi anticancro, antibatterici, antinfiammatori, antiossidanti, antiscorbuto. Sono depurativi – infatti li si usa anche nelle diete per perdere peso-, rimineralizzanti e favoriscono la rigenerazione dei tessuti. 

Questo ortaggio è particolarmente indicato in caso di diabete perché le sue proprietà contribuiscono a controllare i livelli di zuccheri nel sangue. Uno studio, condotto dal National Cancer Institute di Bethesda, nel Maryland, e pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute, ha evidenziato che chi segue un’alimentazione ricca di cavoletti di Bruxelles, cavolfiori, broccoli e cavoli presenta il 49% di possibilità in meno di ammalarsi di tumore. Questo sarebbe dovuto alla presenza di antiossidanti (flavoni) e indoli, in grado di contrastare l’azione degenerativa dei radicali liberi.

Ma come sceglierli quando li si compra? Il cavolfiore deve essere ben chiuso, compatto, con l’infiorescenza soda e senza macchie. Le foglie esterne devono essere croccanti e aderenti alla testa. Un fiore sodo e compatto, con le cimette ben chiuse, è indice di freschezza, mentre una superficie leggermente annerita tradisce una cattiva e prolungata conservazione. 

Inoltre i cavolfiori e tutti i loro simili, facilitano l’assorbimento del ferro, sono antinfiammatori, indicati per chi soffre di celiachia, e adatti ad una dieta con basso indice glicemico. Crudo o cotto inibisce la conversione di zucchero e altri carboidrati in grassi, il che rende bene per la riduzione del peso.

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