Chi è la vera vincitrice del Festival di SanRemo.

  • di Alessandro Milani / Redazione La Critica

Prima di tutto, grande e grazie Loredana. Con questo mio breve contributo vorrei parlare di Loredana Bertè come poetessa in musica. Poetessa la Bertè? Sì, proprio così. Credo che la celebre cantautrice italiana si possa considerare artista poliedrica: sia artista musicale, cantautrice appunto, sia una sensibile poetessa. Dalla critica è considerata un’esponente del genere Rock italiano, donna dalla forte e brillante personalità, specialmente nell’interpretazione dei suoi testi musicali, Loredana Bertè, la nostra artista calabrese è abilissima nel cantare e far poesia delle sue parole, nello stesso momento. Così che poesia delle parole e musica si fondono in una sola interpretazione. Prendo in esame due tra i suoi più celebri e recenti testi musicali, tra il 2018 e il 2019: il primo, “Non ti dico no”, scritto con il gruppo salentino dei Boomdabash, il secondo “Cosa ti aspetti da me”, presentato a questa ultima edizione del Festival di SanRemo. In entrambi i testi è come palpabile la descrizione musicale di una o più situazioni contingenti, che giungono dalla vita quotidiana. Nel primo, il contesto estivo, la luna, il caldo di Agosto, i locali aperti nelle ore serali e che la Bertè riprende perché chiudono troppo presto. Perché la Bertè lamenta il fatto che chiudono troppo presto? Forse perché la gente vorrebbe fare festa o intrattenersi nei locali, d’estate, fino a tarda notte: la vita notturna in un locale è motivo di gioia, di stacco dallo stress quotidiano e dai problemi quotidiani, un motivo di svago, esso è intrattenimento sociale; ella descrive un dato oggettivo della società odierna, specialmente dove i giovani sono i protagonisti, insieme a lei. Il titolo ha quel tocco di libertà, tipico dell’artista che non vuole precludersi un’esperienza in più nella propria vita. “Non ti dico no” significa, che non voglio fermarmi, ma provare, sperimentare qualcosa di nuovo, ovvero che sono d’accordo con ciò che mi chiedi. Nel secondo testo, sicuramente ci si cala in una situazione reale, contingente e si parla di un rapporto interpersonale, di una relazione. La Bertè chiede a questa persona, gridandolo al cielo con la sua tipica energia interpretativa, “Che cosa vuoi da me”?! E ancora una catena continua di forti interrogativi con quel piglio tipico che ammonisce: “Che cosa vuoi per me/ Che cosa vuoi per te”, con chiaro riferimento all’altra persona accanto. La richiesta della Bertè è l’indagine lucida di un sentimento profondo, che può risiedere soltanto all’interno dell’animo umano e le Sue parole sono testimoni di ciò “Cosa ti aspetti in fondo a te”. E’ un continuo interrogarsi in uno scavo psicologico, profondo e umanamente sensibile. Sembra essere un amore tanto difficile, poiché c’è la tipica consapevolezza di non sapere ciò che si vuole veramente. Tutto ciò è tanto, tanto umano. Ecco dove sta la forza della poesia. Essa nasce dal quotidiano, dal vissuto, dalle energie e passioni interiori. La sorgente autentica della poesia è la realtà stessa.

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