Cara Beatrice, sulla salute non si risparmia!

Nei giorni scorsi la ministra della sanità, Beatrice Lorenzin, ha dichiarato la necessità di diminuire le spese della sanità pubblica (spese notoriamente esose). E per farlo, a suo parere, bisognerebbe dare un taglio agli esami che, secondo la ministra, sarebbero prescritti con troppa facilità dai medici. Bisognerebbe, quindi, prescrivere gli esami solo ai pazienti gravi.

La ministra Beatrice Lorenzin.
La ministra Beatrice Lorenzin.

Simili dichiarazioni, ben lungi dal dimostrare la volontà di ridurre le spese, sono invece la dimostrazione dell’incompetenza e della superficialità della Lorenzin. Non bisogna essere un medico per capire quanto sia assurdo pensare di poter fare esami solo ai pazienti gravi. In gran parte dei casi è infatti proprio un esame a determinare la gravità di un paziente. È noto come malattie gravi, o addirittura letali, come parecchi tumori, diano, all’inizio, sintomi apparentemente leggeri e confondibili con una banale influenza o addirittura con della semplice stanchezza. Se a questi pazienti non si facessero esami quanti casi di tumore “preso troppo tardi” avremmo? Certo, quando si vede che l’esito di una TAC o di una risonanza magnetica non rileva nulla di anomalo, si può pensare che la spesa di quell’esame sia stata inutile, ma solo attraverso l’esame possiamo determinare se i sintomi siano cose di poca importanza o indichino una malattia grave. Se rimandassimo a casa con una pacca sulle spalle tutti coloro che presentano solo una leggera febbre o qualche piccolo dolore quanti morti in più avremmo? Siamo certi di volere conoscere la risposta a questa domanda?

Il tema delle spese sanitarie è senza dubbio importante e deve essere affrontato in modo serio, senza però mai dimenticare che le persone non sono oggetti e la loro vita e salute non può essere valutata esclusivamente in termini economici e monetari. Proprio per questo il nostro ordinamento prevede il diritto alla salute, ritenuto uno dei diritti fondamentali dell’essere umano. E per garantire tale diritto è nata la sanità pubblica. Negli USA, per esempio, dove il sistema sanitario è quasi completamente privato e non esiste il concetto di diritto alla salute, i casi di persone morte per l’impossibilità economica di accedere alle cure è alto. Se è vero, infatti, che esistono assicurazioni sanitarie che pagano esami e cure in caso di malattia, è anche vero che tali assicurazioni non sono tutte uguali. Le cure più costose sono garantite solo da contratti assicurativi molto cari che la gran parte della gente non si può permettere. Inoltre le compagnie assicurative fanno pressione sui medici e sugli ospedali (spesso da loro stesse finanziati) perché prescrivano esami essenziali, ma costosi, solo in casi estremi e come ultima istanza. Esami che, se prescritti per tempo, avrebbero potuto salvare la vita del paziente risultano quindi inutili, perché rilevano la malattia quando è troppo tardi per intervenire. Prima che il presidente Obama introducesse la sua riforma sanitaria, poi, le compagnie assicurative non erano nemmeno obbligate ad assicurare le persone. Chi aveva malattie croniche o problemi dalla nascita rimaneva quindi scoperto e solo. Tutto ciò può sembrare sbagliato e orribile, ma è inevitabile se si lascia la sanità completamente (o quasi) in mano ai privati e se la si tratta come fosse un affare come gli altri. Peccato che la sanità non sia un semplice “business”, ma sia una cosa determinante per la vita delle persone, la quale, di sicuro, non può essere definita una merce.

La sanità pubblica è quindi necessaria per garantire salute e cure a chi non se le può permettere economicamente. Non dico che la sanità privata vada abolita, tutt’altro, ma non può essere l’unica esistente. La sanità pubblica si differenzia dalla privata su un punto di capitale importanza: lo scopo. Mentre l’obiettivo finale del privato è il profitto, l’obiettivo del pubblico è garantire il servizio nei migliori dei modi. Ovviamente il problema del costo delle varie cure, del personale, delle strutture, si presenta, ma in modo differente. Ciò che importa è infatti che il costo stesso sia sostenibile e non che porti a un profitto.

Detto questo, è palese a tutti che i costi che le pubbliche istituzioni affrontano per la sanità sono decisamente eccessivi e che siano necessari dei provvedimenti per ridurla o, per lo meno, per renderla più fruttuosa. E per farlo non serve certo un taglio agli esami, ovvero una diminuzione del servizio. Serve, piuttosto, una razionalizzazione delle spese riducendo gli inutili sprechi. Facile a dirsi, ma molto meno a farsi, soprattutto nel nostro paese. Una fetta ingente degli sprechi è, infatti, dovuta a corruzione e clientelismi vari, da quel malcostume, insomma, che ormai sembra essere la spina dorsale della politica di casa nostra. In molti ospedali, per fare un esempio, il servizio di pulizia, che prima era svolto da inservienti interni, è stato esternalizzato e dato in gestione a cooperative e aziende private. L’esternalizzazione del servizio di pulizia ha portato a un aumento dei costi e, spesso, al peggioramento del servizio stesso. L’unica giustificazione all’esternalizzazione è il fatto che le cooperative che ottengono l’appalto (ricordiamo che le cooperative sociali sfruttano meccanismi legali che permettono loro di aggirare le gare d’appalto) hanno agganci in ambito politico, tramite il tal partito o la tale associazione influente. Su questo però, sul combattere corruzione e clientele, la ministra non si è espressa e sembra non avere intenzione di esprimersi. Non dubitiamo che sia più facile fare dichiarazioni semplici e qualunquiste, come quelle rilasciate dalla Lorenzin, che impegnarsi seriamente per risolvere i problemi, ma pensiamo anche che il dovere di ministri e parlamentari sia quello di affrontare la realtà e di lavorare per il bene dell’Italia e del suo popolo (lavoro per cui sono abbondantemente pagati) e non farsi belli e cercar consenso.

Questo governo, comunque, delude sempre più e dimostra tutta la sua fallacia. Ormai la speranza di poter avere una classe politica seria diventa sempre più labile e lontana.

Enrico Proserpio

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