Bulbose, rizomatose, tuberose e simili

L’autunno è la stagione in cui si mettono a dimora gran parte delle specie bulbose, rizomatose e tuberose. Queste piante sono tra le più soddisfacenti che io abbia mai coltivato. Facili da coltivare, di sicuro effetto, sono adatte sia all’aiuola che al vaso e, alcune, perfino all’inselvatichimento nel prato di casa.

Molte piante hanno sviluppato, nel corso dell’evoluzione, organi sotterranei (o, raramente, aerei), atti ad accumulare sostanze nutritive, che permettono la sopravvivenza nei periodi critici (l’inverno in Europa, la stagione secca in Africa…). Questi organi derivano dalla modificazione di alcune parti della pianta come fusto e foglie. Ne esistono di diversi tipi. Prima di indagare le tecniche di coltivazione (che vedremo nei prossimi articoli) è meglio chiarire i termini e dare qualche definizione botanica.

Bulbo di Allium cepa (cipolla) tagliato per mostrarne la struttura.
Bulbo di Allium cepa (cipolla) tagliato per mostrarne la struttura.

Il bulbo è un organo derivante dalla modificazione di fusto e foglie. Il fusto si è ridotto a un tondello (girello) basilare da cui partono le radici (verso il basso) e la gemma (verso l’alto). La gemma, dalla quale si sviluppa la vegetazione, è circondata da foglie prive di clorofilla e carnose (catafilli) che svolgono la funzione di riserva e che conferiscono ai bulbi la tipica forma “a cipolla”. E proprio la cipolla è l’esempio migliore di bulbo. Tagliandola possiamo osservare la struttura tipica del bulbo e delle sue varie parti. Nella cipolla (Allium cepa) i catafilli sono nettamente distinti e ben visibili. In altre specie questi sono fusi a formare un blocco unico, senza divisioni (è il caso dei narcisi o dei tulipani). La foglia più esterna, ormai consumata, si riduce a un velo di consistenza quasi cartacea detto tunica. Non tutti i bulbi ce l’hanno dividendosi quindi in tunicati e non tunicati.

Il tubero deriva dalla trasformazione del solo fusto in un organo compatto, globoso, irregolare e

Un tubero di Solanum tuberosum (patata) con un inizio di germoglio.
Un tubero di Solanum tuberosum (patata) con un inizio di germoglio.

dall’aspetto sgraziato, contenente grosse riserve nutritive. Il tubero più diffuso e conosciuto è senza dubbio la patata (Solanum tuberosum). Sulla superficie del tubero sono presenti delle gemme (occhi) da cui cresce la parte vegetativa della pianta.

Il rizoma, come il tubero, è un fusto trasformato, dall’aspetto allungato e strisciate. Cresce sotto la superficie del suolo, affiorando a volte parzialmente, e ha funzione di riserva. Un tipico esempio è l’Iris barbata o giaggiolo, fiore piuttosto diffuso nei giardini italiani. Molte piante hanno rizomi più sottili e lunghi che svolgono anche l’importante funzione di diffondere la pianta sul terreno. I rizomi infatti emettono radici, foglie e fusti da ogni nodo ampliando la porzione di terreno occupata dalla pianta. È il caso di molte graminacee tra cui la famigerata gramigna (Cynodon dactylon) che in questo modo riesce a infestare i prati velocemente e, ahimè, molto efficientemente. Altro esempio tipico è il bambù, il quale, se non contenuto, diviene infestante e assai difficile da estirpare. I suoi rizomi infatti sono lunghi, profondi, legnosi e molto duri.

Rizoma di Iris barbata (giaggiolo).
Rizoma di Iris barbata (giaggiolo).

Il cormo o bulbo-tubero è assai simile al bulbo, ma le foglie che lo formano sono più sottili e saldate almeno in parte. Inoltre la parte derivante dal fusto è più ampia e carnosa di quella del bulbo e assolve alla funzione di riserva che nel bulbo appartiene solo alle foglie. Esempio ne sono il gladiolo e il colchico. Il cormo non è duraturo come il bulbo, ma si esaurisce nel corso di un anno e viene sostituito da un nuovo cormo che si sviluppa durante la stagione vegetativa.

Infine, le radici rizomatose e le radici tuberose sono, come dice il nome, radici e non fusti trasformati. Hanno un aspetto molto simile a rizomi e tuberi e assolvono alla stessa funzione di riserva oltre a quelle, tipiche delle radici, di assorbimento delle sostanze nutritive e di ancoraggio della pianta al substrato. La peonia erbacea (Paeonia spp) e il ravanello (Raphanus sativus) hanno questo tipo di radice.

Le piante bulbose, tuberose, rizomatose e simili sono diffuse in ogni continente e in ogni clima. L’adattamento degli organi della pianta alla funzione di riserva permette alle piante di resistere in ambienti ostili, dove l’attività vegetativa è possibile solo in alcuni periodi dell’anno. Nel tempo restante, la parte vegetativa secca e la pianta sopravvive in quiescenza, una sorta di letargo, che le permette di vivere in modo “economico”, consumando il meno possibile e superando facilmente le avversità.

Non tutte le bulbose vivono in ambienti ostili. Molte hanno sviluppato questi adattamenti pur vivendo in climi temperati e “facili”. Se ne trovano molte specie nei prati e negli incolti che ci circondano: Oxalis, Ranunculus, Narcissus…

Le specie di questo gruppo di piante appartengono a famiglie diverse, spesso assai lontane tra loro e non hanno un’unica origine evolutiva. Essendo un adattamento utile ed efficace, molte linee evolutive hanno subito una convergenza verso strutture simili.

Nei prossimi articoli spiegherò come coltivare le piante bulbose, rizomatose e tuberose e parlerò delle specie più rappresentative e diffuse.

A presto!

Enrico Proserpio

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4 pensieri riguardo “Bulbose, rizomatose, tuberose e simili

  • 25 novembre 2014 in 18:13
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    A me risulta che i rizomi delle Iris Barbate attecchiscono meglio
    se piantate in estate.

    • 25 novembre 2014 in 18:20
      Permalink

      Sì, infatti. Questo articolo non si riferisce alla tecniche di coltivazione, ma dà solo qualche spiegazione sui termini e sulle diverse strutture di riserva (bulbi, rizomi, tuberi…). Nei prossimi articoli parlerò delle tecniche di coltivazione e specificherò i tempi per le varie specie. Grazie della specificazione!

  • 25 novembre 2014 in 07:31
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    grazie , le informazioni così dettagluate son sempre utili. Buon tutto

  • 24 novembre 2014 in 21:24
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    Interessante. Coltiverò sul mio terrazzo le specie possibili . Saranno utili consigli da esperto.

I commenti sono chiusi