Basta criticare gli elettori!

di Gabriele Rizza

Le dichiarazioni di Beppe Grillo riguardo la proposta di escludere dall’elettorato attivo (cioè chi vota) gli over 65 è solo l’ultima idea di un sentimento di avversione alla democrazia e alle libere elezioni che, nonostante spesso non portino i cambiamenti politici desiderati dagli elettori, sono ancora l’ultima arma per poter dire la propria e decidere il proprio destino. Tanti, troppi pseudo-intellettuali, politici, giornalisti e, ancor peggio, comuni cittadini, esprimono dubbi sul funzionamento del sistema democratico e si domandano se chiamare il popolo alle urne faccia davvero bene al proprio paese. Nessuno di loro si professa antidemocratico, tutti però non ritengono i cittadini dotati di capacità cognitive e culturali per decidere su determinate questioni. Tutti esprimono liberamente la propria opinione, nessuno ricorda che possono esprimerla perché è diritto di tutti. Si tratta di un sentimento diffusosi negli ultimi anni, con l’avanzata populista e l’arretramento elettorale (non di potere) dei liberal di destra e soprattutto di sinistra.


Al principio di tutto furono Trump e la Brexit. Dopo la vittoria del leave in Gran Bretagna e del Tycoon negli Stati Uniti, non si sprecarono i commenti di noti opinionisti e scrittori che regolarmente occupano i salotti televisivi. Su tutti, Saviano, all’indomani del voto britannico, si domandò se effettivamente fu il popolo a vincere, ricordando come sempre che il popolo fece vincere le elezioni a Hitler nel 1933. Per l’autore di Gomorra, insomma, gli elettori non sempre votano bene. Tradotto: il popolo non solo non ha votato come avrei voluto, cioè pro UE, ma addirittura ha compiuto una scelta “malefica”. D’altro canto, nel Saviano pensiero, banalmente espresso sui social, i cittadini appaiono sempre più depositari di pensiero di pancia, ignoranza e vittime di qualche cattivone che li influenza. Più tecnica invece fu la riflessione di Mario Monti, ricordiamolo, un nostro ex Primo Ministro. Il bocconiano disse che non è giusto far votare il popolo su determinate questioni complesse e tecniche. D’altro canto, le sue ricette economiche sono fallite solo perché la gente non ne capisce un fico secco di economia e non per i milioni di disoccupati italiani e, ancor peggio, per il disastro sociale che quelle stesse ricette hanno provocato in Grecia. Invece, più filosofico, lo scrittore Corrado Augias, quando ha sostenuto che limitare il voto agli informati e istruiti è un “tema da discutere”.


Arriviamo poi agli affari italiani. Alla bocciatura della riforma costituzionale del 2016, alla vittoria di Lega e M5S, dove i benpensanti del mainstream lessero la vittoria di questi due partiti molto votati dalle fasce più deboli del paese, come conseguenza di rabbia, ignoranza e povertà. Perché, secondo questi benpensati, per la gente comune non è più tempo di emancipazione sociale, ma di educazione alla globalizzazione.


Chiunque navighi sui social anche solo due minuti al giorno, avrà notato come molti utenti, spesso vicini alla sinistra liberal, propongono che il voto dei laureati abbia maggior peso elettorale dei diplomati. Chissà se queste persone sanno che è grazie alla democrazia che possono spararla così grossa.


Della proposta di Grillo almeno salviamo la mancanza di spocchia. Il fondatore del M5S sostiene l’idea di vietare il voto agli anziani per il fatto che sono troppi rispetto ai giovani, e che gli anziani sono meno interessati al futuro del paese, di conseguenza è anche giusto consentire di votare a partire dai 16 anni. Tuttavia, Grillo mostra una grave lacuna politica e umana. Nessun essere umano ragiona come se dovesse morire domani e nessuna idea o visione politica è mai ancorata solo al presente. E poi già abbiamo tolto agli anziani l’aura di saggezza appioppandogli quella di rincoglioniti, ora siamo sicuri che sono anche egoisti? E riguardo il voto ai sedicenni, non è meglio lasciar crescere questi ragazzi, lasciarli avvicinare alla politica tramite discussioni, avvicinamenti e liti con i coetanei, con le assemblee e le elezioni a scuola? Perché appassionarsi alla politica non è solo votare e candidarsi, ma avere una visione e una coerenza morale che non trova miglior palestra in quello che si apprende e si vive a scuola. Lasciamoli parlare di fascismo e comunismo, di storia e attualità, senza chiedersi se votare PD o Forza Italia. E cerchiamo di capire perché sono gli under 24 i maggiori astensionisti.


Di fatto, nelle riflessioni e nei sentimenti, siamo davanti ad una critica dei diritti che abbiamo acquisito in duecento anni di lotte politiche. Anche quando il diritto di voto si concedeva in base alla ricchezza e lo si vietava alle donne, si pensava di essere nel giusto e di fare del bene al paese. Che quei tempi non tornino.

Se ti è piaciuto questo articolo lascia un commento o sottoscrivi il feed RSS per ricevere i prossimi nel tuo reader.