Arbëreshë: il profondo legame di ieri e di oggi tra Italia e Albania

di Gabriele Rizza

Le parole del primo ministro albanese Edi Rama, rivolte agli operatori sanitari albanesi in partenza per l’Italia, hanno commosso tutti gli italiani e riportato a galla un momento storico di grande difficoltà per gli albanesi.

All’inizio degli anni ’90, a seguito della caduta del regime comunista di Tirana, la tragica situazione economica e sociale comportò un forte ondata di emigrazione verso l’Italia, a causa della vicinanza geografica nonché dei legami storici e linguistici tra i due paesi. Per esempio, non tutti sanno che nei primi decenni del secolo scorso l’italiano era la seconda lingua insegnata nelle scuole albanesi.

Non finisce qui. Il legame tra Italia e Albania è antichissimo, prova ne è la comunità arbëreshë, ossia l’insieme degli albanesi arrivati in Italia a partire dal XV secolo, quando i turchi ottomani conquistarono l’intera penisola balcanica. Questi albanesi molto apprezzati nel Regno di Napoli e di Sicilia, portarono con sé i loro valori di nobiltà guerriera a difesa dell’identità e della fede cristiana, insediandosi in tutto il sud Italia, a partire dalla Calabria. Lingua, costumi e tradizioni, furono così tramandate di generazione in generazione, diventando oggi non solo patrimonio culturale italiano ma parte integrante dell’identità italiana.

Arrivando all’oggi, anche un’identità forte e orgogliosa come quella arbëreshë subisce i duri colpi della società liquida. Tecnologia, connessioni istantanee con il resto del mondo, isolamento dell’individuo o, più semplicemente, i continui trasferimenti di città in città, sradicano le identità dai territori. E laddove non arriva la naturale trasmissione di padre in figlio, tocca alla politica e ai comuni tutelare il proprio patrimonio storico e identitario.

Esempio è il comune di Caraffa, nel catanzarese, storica cittadina con un’identità storicamente arbëreshë. L’attuale amministrazione guidata dal Sindaco Antonio Sciumbata, pur nella carenza di fondi e strumenti, ha portato a termine una serie di iniziative vive, popolari e inclusive, non solo accademiche e statiche. Dal Museo del Costume della Cultura Arbëreshë, che conserva una raccolta di costumi tradizionali, al primo corso di alfabetizzazione arbëreshë- che coinvolge tutti i cittadini- ed unisce i più grandi e i più giovani, iniziativa testimone di come la trasmissione linguistica non sia solo didattica ma prima di tutto condivisione, e condividere scavalca i cancelli della storia. A Caraffa l’attenzione è andata alla danza e al canto, offrendo settimanalmente corsi gratuiti guidati da esperti di tradizioni etniche e linguistiche. Non tutti sanno che la danza è uno dei più marcati tratti distintivi delle culture, nonché uno dei temi preferiti dagli antropologi ed etnologi, quasi al pari della lingua. Nell’estremo dinamismo della danza c’è la conservazione della cultura. All’interno del progetto di alfabetizzazione è stata coinvolta anche l’arte cinematografica con un documentario a cura di Paolo Ferraina.

Le difficoltà non sono poche. L’ingegno e la fantasia – che non hanno costi – si scontrano con una cronica carenza di fondi, necessari per agire e garantire qualità ed efficacia. Serena Notaro, consigliere comunale di Caraffa con delega alla Pubblica istruzione, cultura e turismo, spiega che “Alla ventennale Legge N.482/99, legge nazionale per la tutela delle minoranze linguistiche, non è stato apportato nessun cambiamento. Le risorse stanziate non sono più sufficienti, così come non lo sono quelle previste dalla Legge regionale N.15 che annualmente mette a disposizione solo centomila euro da dividere tra tutte le comunità, quindi noi abbiamo ogni anno risorse pari anche a cinquemila euro. Molto poche perché bisogna impegnare docenti, ricerche linguistiche, creare classi. Perciò facciamo tutto da noi, proseguiamo in un progetto che può essere una guida turistica, un documentario audiovisivo o un festival “Tuteliamo la nostra identità storica e linguistica senza il flusso della globalizzazione”.”

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Un pensiero riguardo “Arbëreshë: il profondo legame di ieri e di oggi tra Italia e Albania

  • 9 Aprile 2020 in 12:39
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    Io sono Joseph TEDESCHI, vivo in Venice Florida, nato a San Basile, CS, Calabria, Arbresc! Mi e’ piaciuto molto l’articolo su chi siamo! Voglio solamente dirvi TRAFT PIKA, ZAA! Una preghiera e non una bestemmia! Sicuro che lo avete sentito e lo avete usato anche voi, fa parte della nostra lingua mentre nello stesso tempo ci tradisce come NonChristiani, Idolatri! non e’ vero! La lingua, sebbene antichissima, dovrebbe essere rispettata, anzi più vecchia, più rispetto, anche se offende il Chritianesimo che sarebbe relativamente nuovo e quindi con i suoi sbagli di interpretazione! Un saluto, Traft pika! My email……..tejosephtedeschi@yahoo.com

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