ANDREA SCANZI, DALLA BORIA ALLA VANITÁ

di Stefano Bini

Andrea Scanzi, classe 1974, è il giornalista preferito di Lilli Gruber, e non poteva essere altrimenti. Critico prima con Silvio Berlusconi poi con Matteo Salvini, per non parlare di Marcello Dell’utri, persone con un carisma che lui si sogna, il buon Scanzi si riconosce perché quando esplica le sue idee fa l’amore con la telecamera, usa una boriosa spocchia neanche fosse Indro Montanelli e ha sul viso un centimetro di fondotinta. Giubbotto in pelle nera in stile Fonzie o Matteo Renzi dei primi tempi, orecchino in modalità anni ottanta, capelli sparati da adolescente e trucco per rendere la pelle giovane e abbronzata, sono i marchi di fabbrica del giornalista de Il Fatto Quotidiano, che quando interviene in tv sputa veleno verso cui mal tollera, non rendendosi conto di apparire più insopportabile che giusto.

Purtroppo, il buon Scanzi pecca di troppa saccenza e sicurezza, le quali sono le pessime caratteristiche anche di Lilli Gruber, che non a caso più volte a settimana lo ospita nella sua trasmissione Otto e Mezzo, in access prime time su La7. Oltre al ruolo di opinionista, che può fare solo in trasmissioni condotte da chi la pensa più o meno come lui o nel simile mood editoriale, il giornalista ha condotto il dimenticato ma interessante e inedito Reputescion su La3, il flop Futbol su La7 e attualmente è in onda sul canale Nove con il talk Accordi&Disaccordi, dove affianca un bravissimo Luca Sommi, il quale lo mette naturalmente in ombra, avendo quest’ultimo un’ottima capacità di conduzione, uno spessore giornalistico non da poco e superiore al suo.

Se la parte politica e televisiva lascia a desiderare, un plauso va fatto alla sua passione per la scrittura e il teatro, nei quali Andrea Scanzi mette corpo e anima, lasciando da parte le ideologie e facendo trasparire più il lato umano e creativo. Tra i temi toccati in teatro ci sono la musica, con spettacoli dedicati a Giorgio Gaber e Fabrizio De Andrè, e lo sport, dove analizza dieci importanti figure. Tra il ruolo di giurato esperto del 68° Festival di Sanremo e quello di comparsa in un paio di film demenziali, Scanzi ha portato a teatro la trasposizione del suo libro Renzusconi, dove è facile il rimando polemico al famoso Patto del Nazareno tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, mediatore il diplomatico Gianni Letta.

Quando si osserva Andrea Scanzi in tv o a teatro, si ha la strana sensazione di trovarsi davanti ad un uomo passionale, in esplosione per la tanta creatività inespressa, che è bravino a fare tutto ma non spicca in niente. La presunta omosessualità di cui viene accusato è messa a tacere dalla ripetitiva storia d’aver avuto un flirt con Selvaggia Lucarelli e dell’attuale stato sentimentale impegnato; nonostante al pubblico stia oggettivamente poco simpatico, un plauso va alle sue agenti Valentina Fontana e Barbara Castorina, dell’agenzia in forte ascesa Visverbi, gran professioniste e volpi dello spettacolo che sanno sempre dove piazzarlo, per buona pace della Gruber ma meno del telespettatore.

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