Anche l’Irlanda diventa arcobaleno

In Irlanda, un referendum ha finalmente aperto le porte del matrimonio anche alle coppie omosessuali. Il popolo irlandese ha approvato a larga maggioranza il diritto delle coppie gay e lesbiche di veder riconosciuto il loro legame. Perché, nonostante quel che dicono i detrattori, il matrimonio egalitario non introduce nulla di nuovo, non crea nessuna nuova realtà, ma semplicemente riconosce e regolamenta qualcosa di già esistente. L’Irlanda ha fatto i conti con la realtà: le coppie omosessuali esistono, non danneggiano nessuno e hanno diritto a essere riconosciute da uno stato democratico, perché in uno stato democratico ogni cittadino deve avere pari doveri e pari diritti. E poiché nessuno esenta le persone glbt dal compiere i doveri verso lo stato e la società, così lo stato non deve esentarsi dal riconoscere pari diritti.

Il caso dell’Irlanda è, a mio parere, importante, più di quello di altri stati. Che il matrimonio egalitario sia passato in Francia, patria dell’illuminismo e culla del concetto di laicità, non mi stupisce. Al massimo mi può stupire che non sia passato prima. Ma l’Irlanda è da sempre un paese molto cattolico e tendenzialmente conservatore sui valori della famiglia. Anche la Spagna, che un tempo era conosciuta come la “cattolicissima”, ha da anni approvato matrimonio e adozioni per le coppie omosessuali, ma il caso irlandese ha un elemento in più: la questione nazionalista.

In Irlanda c’è da sempre un certo astio verso i protestanti, visti come espressione dell’invasore inglese. Non dobbiamo dimenticare i frequenti problemi, spesso sfociati nella violenza, tra cattolici e protestanti nell’Irlanda del Nord, ancora in mano inglese. La questione omosessuale rischiava quindi di rientrare nella contesa nazionalistica. Molti paesi (l’Uganda odierno o la Serbia di Milošević) considerano l’omosessualità come un qualcosa di importato. E se per gli ugandesi tale importazione è opera dei colonizzatori bianchi, per i Serbi era opera della Nato. In Europa molte chiese protestanti stanno aprendo le porte alle persone glbt, e molte praticano anche la benedizione delle coppie omosessuali. Un tale dato avrebbe potuto far nascere nei cattolici irlandesi nazionalisti, l’avversione per le persone glbt. C’era il rischio, insomma, che anche l’omosessualità finisse nel calderone e l’omofobia diventasse una rivendicazione nazionalistica.

A tal proposito devo chiedere perdono al popolo della verde Irlanda per averlo sottovalutato: col voto ha dimostrato la sua intelligenza e la sua civiltà.

Dunque, Spagna e Irlanda hanno fatto un passo importante verso un mondo più giusto ed equo. Quando l’Italia farà altrettanto? Mi chiedo che risultato avrebbe un referendum come quello irlandese nel nostro paese. Leggendo le varie testate nazionali si potrebbe pensare che il popolo italiano sia contrario, ma la stampa non è espressione del pensiero comune, ma di quello dominante. Inoltre sono proprio quelli più contrari, soprattutto i fanatici, a parlare e urlare maggiormente le proprie opinioni. Le votazioni hanno però spesso rivelato come a decidere le sorti sia la maggioranza silenziosa del paese, quella che comunemente non esprime la propria opinione, che non finisce sui giornali e non scende in piazza, ma che nel segreto della cabina elettorale dà un segno chiaro dei tempi. Voglio concludere con un dato di speranza: voglio credere che anche in Italia un referendum sul matrimonio egalitario possa avere esisto positivo.

Enrico Proserpio

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