Anche Barbie si apre all’inclusività

di Martina Biassoni

Inclusività. La nuova presa di coscienza dell’uomo moderno riguarda quanto di più importante possa esserci nella vita: l’ammettere la possibilità che non siamo tutti fatti con lo stampino, come gli omini di pan di zenzero, ma siamo tutti diversi; e questo accade anche grazie a movimenti come BLM (Black Lives Matter: ovvero i moti nati il 13 luglio 2013 a favore di rivendicazione di diritti e pari opportunità per le comunità di colore in USA, principalmente, ma estesisi poi a tutto il mondo), campagne anti-discriminazione verso la comunità LGBTQ (i diritti per omosessuali, gender fluid e chiunque si identifichi con un orientamento sessuale diverso da quello etero e che, di conseguenza viene discriminato), la sempre maggiore presenza di modelle e modelli “curvy” e plus size, le lotte femministe e tutti gli episodi di violenza sulle donne, le discriminazioni sui più deboli  etc…

Questa diversità, fino a pochissimo tempo fa, non era calcolata né in quanto esistente, né in quanto punto di partenza per riflessioni. Fortunatamente il mondo si sta accorgendo che non è possibile fare del punto di forza d’una azienda uno stile di vita quasi irraggiungibile dall’80% della popolazione mondiale, e soprattutto che non si possono creare prodotti esclusivamente per chi risponde ad un certo modello estetico, mentre degli altri chi se ne frega.

Mattel, con la sua famigerata Barbie, ha colto appieno lo spirito di questa rivoluzione, e ne ha fatto un punto di forza, “abituando” fin da piccoli bambini e bambine alla diversità, all’accettare chi è diverso, non perché inferiore o non meritevole di successo. Anzi. Piuttosto l’esatto contrario.

Le nuove linee Barbie includono infatti la possibilità per la bambola d’essere di forme e taglie diverse, che già sarebbe stato un enorme balzo nel nuovo millennio, ma non solo: abbiamo la barbie disabile, i ken di fisicità diverse e, come già succede da qualche anno, ci sono anche differenze nei colori della pelle. Finalmente tutti i bambini e le bambine del mondo si sentiranno rappresentati, capiti ed accettati.

Il fatto, peró, che si trovi questo cambio di direzione nel marketing e nel mercato degno di nota nel ventunesimo secolo dovrebbe farci pensare: un mondo disabituato al diverso, ad accettare senza pregiudizio che non tutti facciano le stesse scelte, è un mondo inadatto alle nuove generazioni, un mondo sporco di cattiveria e bullismo, che spesso sfociano in razzismo e discriminazione.

Non nasciamo colmi di odio verso il prossimo, di invidia verso chi riesce meglio di noi o di malsano senso della competizione; è il mondo in cui muoviamo i primissimi passi che ci insegna ad essere sempre i più belli, i più magri, i migliori in tutto.

È anche grazie a piccoli passi come questo compiuto da parte di Mattel, che l’inclusività si incastra nelle nostre vite, rubando posto al pregiudizio, donando sempre più capacità di comprensione e dialogo con ciò che non ci somiglia, così da rendere più facile, per gli adulti di domani, la possibilità d’una vita equa e priva di discriminazioni provenienti da retaggi vecchi come il mondo.

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