“AMBIENTE SENZA BARRIERE”: FareAmbiente e Associazione PEBA alleati a favore della disabilità

Il Movimento Ecologista FareAmbiente Lombardia in collaborazione con Associazione PEBA dichiara guerra alle Barriere Architettoniche negli edifici privati. La loro proposta di modifica è quella di andare a migliorare alcuni punti della riforma sanitaria per risparmiare risorse economiche da investire in un “ambiente senza barriere”. Rendere più agevole dunque l’accesso e il movimento nelle varie strutture regionali a coloro che presentano disabilità o ridotta mobilità. Sul nostro territorio sono infatti circa 20 milioni le persone che potrebbero usufruire di questi rinnovi vantaggiosi.

“Proponiamo di presentare queste prime proposte presso la Camera dei Deputati entro il mese di ottobre – ha annunciato Luigi Dalla Pozza, Commissario FareAmbiente MEE per la Regione Lombardia – prima della fine della attuale legislatura e in tempo utile per poter inserire nel DEF un minimo di misure correttive a copertura di queste spese, disponibili a lavorare ad un progetto più ampio di riforma del quadro normativo legato alla disabilità.”

Il progetto in particolare vuole andare a occuparsi del superamento del nomenclatore tariffario, ossia l’insieme di prestazioni e dispositivi erogabili gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale. In cosa consiste concretamente il problema? Nell’eccesso di spesa pubblica legata al nomenclatore stesso che, per esempio, per i soli ausili si aggiri intorno all’esorbitante cifra di circa 1,9 miliardi di euro. L’obiettivo di FareAmbiente e di Associazione PEBA è proprio quello di dimezzare questa spesa.

Il passo successivo è poi quello di rivitalizzare le Legge 13/89: essa prevede un contributo alle famiglie che per necessità, ed in presenza di invalidità, abbattono le barriere architettoniche negli edifici (prima casa) di loro proprietà. “Il problema è che il contributo però non copre l’intera spesa, anzi più alta è la spesa minore è il contributo – ha spiegato Dalla Pozza – ma ciò che è peggio è che il Fondo Speciale che il Ministero dei Lavori Pubblici doveva garantire per questa finalità non viene finanziato da anni. In sostanza chi oggi affronta una spesa per rendere vivibile la propria abitazione in presenza di  una disabilità non ha alcuna certezza di vedersi riconosciuto il contributo previsto dalla Legge 13/89”. L’intenzione è quella di cambiare il sistema e liberalizzare un intero comparto facendo risparmiare così quantità considerevoli di denaro, il tutto seguito da un rinforzo e da un finanziamento regolare della Legge 13/89, andando a velocizzarne i tempi di erogazione.

Per troppe legislature queste tematiche sono rimaste bloccate: “Bisogna puntare, sul modello inglese, e olandese – ha annunciato il Commissario di FareAmbiente Lombardia – dove le ASL verificano, studiano, controllano e acquistano (a 20 e non a 100) o fanno fornire dai rivenditori accreditati, al giusto prezzo, gli ausili scelti dal paziente, o prescritti dallo specialista.” L’Italia possiede invece un nomenclatore tariffario che compie quasi vent’anni e, ancor peggio, una Legge – precedentemente nominata – non finanziata da circa tre decenni. Il controllo degli acquisti dei privati disabili da parte dello Stato è inoltre non controllato con sufficiente discrezione, a differenza degli altri sistemi europei dove il cittadino viene aiutato nella scelta dal medico di base con raffronti, analisi tecniche e trattative con le aziende.

Stando ai numeri della popolazione invalida, anziana o con ridotta mobilità è doveroso e necessario riprendere queste problematiche restate in sospeso per troppo tempo. Dalla Pozza in conclusione ha dichiarato: “Quante cose si potrebbero fare in più con un miliardo di euro da utilizzare in modo più efficiente”.

Sofia Airoldi

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