ALTO TRADIMENTO. Privatizzazioni, Dc, euro: misteri e nuove verità sulla svendita dell’Italia

di Stefano Bini

Angelo Polimeno Bottai, classe 1959, è attualmente vicedirettore del Tg1.

Dopo un libro su Silvio Berlusconi, uno sulla terza Repubblica e un altro sul famigerato euro, Polimeno Bottai torna in libreria con Alto tradimento – Privatizzazioni, Dc, euro: misteri e nuove verità sulla svendita dell’Italia, edito da Rubbettino, che getta nuova luce sulle vere origini del declino dell’Italia, attraverso testimonianze e documenti inediti, in primis quelli dell’ex Ministro Giuseppe Guarino.

Una vita in Rai. Com’è iniziato il suo excursus nella televisione pubblica? La vicedirezione del Tg1 la intimorisce?

«La mia avventura giornalistica è iniziata nella carta stampata, a Il Tempo con Gianni Letta, dove mi occupavo di politica interna ed estera. Poi è arrivata la Rai, prima con dei contratti a termine e dopo stabilmente al Tg1. La vicedirezione del Tg1 è solo la tappa di un percorso ed è arrivata nel momento giusto della mia maturazione professionale.»

Che stagione politica stiamo vivendo?

«Molto confusa e di transizione. Questa situazione dura da molto tempo, e purtroppo vede il paese in una crisi interna del tutto personale, che si aggiunge a quella generale. Sostanzialmente, la crisi è iniziata dopo tangentopoli e, da lì, non si è più ripresa.»

In un momento in cui va tanto di moda la parola sovranismo, mi sa dire il momento in cui l’abbiamo perso? Se l’abbiamo perso.

«Questo termine è un po’ superficiale. Non si tratta di rivendicare chi s’iscrive a questo club o meno, ma mi sento di dire che alcune scelte abbiano indebolito l’Italia. Non si è tenuto conto di tutelare gli interessi nazionali, come fanno tutti i paesi. Le fasi in cui è venuta meno quest’ attenzione sono quelle delle privatizzazioni degli anni ’90 quando, dopo tangentopoli, si è spaccata gran parte della classe politica, senza preoccuparsi di ricostruirne un’altra. Anche l’euro ci ha messo del suo. La moneta è partita con molti problemi, e siamo stati distratti quando abbiamo ingenuamente sottoscritto il patto di stabilità e il fiscal compact, che non poteva che danneggiare la nostra economia.»

Nel Suo libro, Altro Tradimento, inizia parlando di euro e privatizzazioni. Che legame hanno?

«Semplicemente, il declino italiano.»

Le privatizzazioni sono state un cancro o un salvataggio per l’Italia?

«Ne ho parlato perché avevo un’ottima fonte, rispetto a quello che già sapevo. Un protagonista di quel tempo, Giuseppe Guarino, ex Ministro delle partecipazioni statali, mi ha raccontato quello che è successo. Quando era in carica Amato, iniziarono a vendere le aziende statali. Guarino aveva la delega per vendere tali aziende, quindi preparò un progetto per creare due grandi holding con le società più importanti, per evitare di metterle sul mercato alla spicciolata e rischiare di ricavarci ben poco. Quando Guarino presentò il piano, ebbe il via libera incondizionato di Amato e di tutti i ministri, di Ciampi dalla Banca d’Italia e di tutte le segreterie di partito. A quel punto, iniziò a ricevere pressioni da parte di alcune importanti imprese private italiane, che volevano comprare quelle aziende alla spicciolata e per pochi soldi; lui si rifiutò perché l’introito delle holding avrebbe favorito l’abbattimento del debito pubblico. Dopo le pressioni, improvvisamente il suo governo cambiò posizione, perseguendo la strada di vendere il tutto spacchettato. Guarino si rifiutò ancora e fu spostato in un altro ministero. Avendo ricevuto una risposta negativa,  provarono a dimissionarlo, non riuscendo nell’intento perché ottenne la tutela di Scalfaro. Nel frattempo, però, gli tolsero le deleghe, trasferendole ad un altro ministro. Un’autentica spy story, perchè il governo di cui faceva parte Guarino lo denunciò penalmente al tribunale dei ministri, con l’accusa di aver diffuso materiale segreto. In poche settimane, essendo Guarino anche un bravo giurista, riuscì a dimostrare che lo stavano incastrando. Rimase comunque senza le deleghe e le aziende di stato iniziarono ad essere vendute. Un esempio su tutte: la Stet, da cui nacquero prima Sip e poi Telecom, fu svenduta a importanti gruppi italiani per cifre irrisorie e rivenduta poi a cifre stratosferiche. Da questa situazione, prepensionamenti, gente senza lavoro, pensioni anticipate; insomma, un salasso pazzesco per lo Stato.»

L’ex ministro Giuseppe Guarino ha voluto aprire i suoi archivi e comunicarle informazioni poco note all’opinione pubblica. Perché ha deciso di farlo con Lei e proprio in questo momento storico?

«Noi abbiamo un rapporto di conoscenza approfondita, iniziata con il mio precedente libro. Perché far uscire le carte in questo momento? Era il periodo giusto.»

Di non poco conto, il racconto di una trattativa segreta nella seconda metà degli anni ‘90 per la creazione di un governo che potesse fare una grande riforma istituzionale. Chi era immischiato in tutto questo?

«Erano due gli obiettivi di questa trattativa: riscrivere la costituzione e riportare in vita la Dc. Finito il primo governo Berlusconi, con Dini successe una cosa: Guarino mise in piedi un incontro con l’allora Presidente della Repubblica Scalfaro, il Presidente del Consiglio Dini, Berlusconi, D’alema e i vertici della chiesa cattolica. Questa trattativa durò due anni. Ogni parola è scritta nei diari di Guarino, in cui ci sono informazioni su luoghi, giorni e orari degli incontri. La trattativa fallì perché c’era chi non aveva interesse a dar vita a un governo di larghe intese che potesse lavorare alla riscrittura della costituzione; un governo così avrebbe portato avanti la seconda parte delle privatizzazioni in maniera bipartisan, ma c’era chi voleva gestirla da sola. Quindi si arrivò alla rottura e poi alla votazione. Fu il governo Prodi a portare avanti lo stralcio di privatizzazioni.»

Se ti è piaciuto questo articolo lascia un commento o sottoscrivi il feed RSS per ricevere i prossimi nel tuo reader.