A Milano conferenza su media e persone glbt

Ieri sera, presso la sede dell’associazione Enzo Tortora (partito radicale) di via Sebastiano del Piombo, si è tenuta una interessante conferenza sulla presenza delle persone glbt nei media e il modo in cui sono rappresentate. Sul palco Milena Cannavacciuolo, autrice del sito di cultura lesbica Lezpop, Roberto Schena, giornalista e fondatore della rivista Pride, Angelo Pezzana, storica colonna del movimento glbt e fondatore del FUORI, la prima associazione glbt italiana, Chiara Reali, esponente del progetto “Le cose cambiano”.

I relatori hanno fatto un excursus della storia delle persone glbt nei media, a partire dai tempi in cui si definivano solo con epiteti volgari o con termini come “pervertito” e “invertito” che rimandavano all’idea di una persona malata e peccatrice, dedica a loschi e indicibili vizi. Le cose cominciarono a cambiare anche grazie alla nascita del movimento che rese sempre più visibile la realtà delle persone omosessuali e trans. Già negli anni ’70 si nota qualche accenno di miglioramento. Compaiono personaggi gay non negativamente stereotipati, anche se molto rari. Per lo più si continua a rappresentare gli omosessuali come delle “checche” ridicole da prendere in giro o come malati e “degenerati”.

Gli anni ’80 hanno visto un miglioramento importante della situazione, soprattutto all’estero. Nasce un filone di cinematografia glbt (soprattutto gay) che narra storie di persone omosessuali per quel che sono e non per prenderli in giro o denigrarli. Questo nuovo approccio ha fatto in modo che sempre più persone potessero rendersi conto della “normalità” delle persone glbt, del fatto, cioè, che non si tratta di maniaci sessuali, di malati sempre assetati di sesso come spesso venivano descritte (e ancor oggi capita), ma di persone che come tutti lavorano, mangiano, dormono, amano, piangono, soffrono. Nei primi tempi la cinematografia glbt trattava storie tristi, con un finale non lieto. Esistevano ancora molte resistenze verso il discorso dell’omoaffettività e venivano quindi accettate solo storie tristi. Insomma, non si voleva dare l’idea che una storia omosessuale potesse anche finir bene, filare liscia e rendere felici le persone. Ciò nonostante, questi film hanno contribuito non poco alla diffusione delle istanze del movimento.

Ancor più efficaci sono stati state le serie televisive che a partire dagli anni ’90 hanno cominciato a inserire personaggi glbt. Sono anche nate alcune serie a tematica glbt. Potremmo citare “Queer as folk”, serie televisiva gay del 1999 – 2000, ambientata in Inghilterra e “The L word” di tematica lesbica, del 2004, ambientata in America. Quest’ultima ha una grande importanza perché porta in scena donne lesbiche che, da sempre, sono le grandi assenti delle tematiche glbt. Anche nei media si è quasi sempre parlato di omosessuali maschi, mentre le lesbiche comparivano solo saltuariamente, rimanendo nell’ombra. La serie americana per la prima volta le mette alla luce del sole, in primo piano. Anche il titolo si riferisce proprio allo stato di negazione dell’esistenza delle lesbiche che per tanto tempo è stato l’unico atteggiamento verso di esse. “The L word” (la parola con la L) è il termine lesbica, un termine tanto fastidioso da non essere nemmeno detto, ma solo accennato con l’iniziale.

Oggi la situazione internazionale è piuttosto positiva. I media non parlano più di “invertiti” ma usano termini non offensivi e le televisioni trasmettono programmi con persone glbt calate nella loro realtà e non descritte come stereotipi vuoti. E in Italia?

In Italia, tanto per cambiare, siamo indietro. Sono state trasmesse alcune serie (le due citate in precedenza sono state trasmesse anche da noi seppur con tagli vari) e film a tematica. Anche alcuni autori italiani hanno affrontato la questione in vari modi. Ricordiamo, per fare un esempio, il film per la TV “Il padre delle spose” del 2006, diretto da Lodovico Gasparini e interpretato da Lino Banfi e Rosanna Banfi. Nel film un uomo del sud Italia, rigido e bigotto, si trova ad aver a che fare con la figlia lesbica e la sua compagna. Alla fine riuscirà ad accettare la cosa. Ciò nonostante c’è ancora molta difficoltà a mostrare la realtà delle persone glbt. Si parla di gay, ma non si vede mai un bacio gay. E la presenza di personaggi glbt nelle serie TV genera sempre polemiche e proteste da parte dei soliti cattolici. L’informazione poi non è meglio. Pare che nei confronti di una certa idea politica e religiosa non si possa nel nostro paese dire nulla di negativo. Quella stessa stampa che fa le pulci a ogni manifestazione di piazza sui numeri dei partecipanti non ha detto nulla sulle dichiarazioni degli organizzatori del family day che hanno dichiarato che alla manifestazione hanno partecipato un milione di persone. Peccato che la piazza in cui si è tenuta di persone ne tenga al massimo duecentomila (forse anche un po’ meno) e che la piazza non fosse nemmeno piena. Giornali e telegiornali non si sono sentiti in dovere di smentire le frottole di questi signori. E per fortuna che, secondo gli organizzatori del family day, al potere ci sarebbero le “lobby gay”. Mah…

Certe testate poi non perdono occasione per gettare fango sulle persone glbt. Tra queste citiamo “Libero” e “Il Giornale”. Quest’ultimo qualche anno fa, titolò un articolo sul caldo dell’estate “finalmente anche i froci sudano”. Inoltre i media danno spazio a chiunque voglia esprimere le proprie idee omofobe: dalla soubrette al calciatore, tutti per i nostri media sono degni opinionisti. E fa niente se non hanno nessuna attinenza con la questione e nessuna conoscenza della tematica.

Il fatto che la presenza delle persone glbt nelle serie televisive e nel cinema sia osteggiato dai cattolici omofobi è capibilissimo. Tale presenza introduce nell’immaginario collettivo un’idea di persona glbt positiva e aiuta tantissimo la diffusione dei diritti. Gli omofobi vorrebbero continuare a rappresentare i gay come checche, le donne transessuali come prostitute e gli “ambienti omosessuali” come lochi giri di vizio, perversione e crimine. Purtroppo per loro il mondo progredisce e isola sempre più i bigotti nel loro medioevo mentale.

Concludo invitando tutti i lettori al Pride di oggi pomeriggio. Il ritrovo è in piazza Duca d’Aosta, davanti alla Stazione Centrale alle 14.

Enrico Proserpio

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