200 EURO, IL PREZZO PER POTER VEDERE I PROPRI FIGLI

di Giogia Scataggia

Ci sono cose alle quali è possibile dare un valore materiale. Ci sono altre cose alle quali non è possibile darlo, fra queste i momenti trascorsi con i propri figli. La quantità e la qualità del tempo che un bambino passa nell’abbraccio amorevole della propria famiglia funge da “impalcatura” per la formazione di un adulto del domani. Quando un piccolo uomo viene strappato ingiustamente dai suoi affetti, i danni possono essere irreparabili. Questa, laddove non vi siano a giustificazione motivazioni gravissime, è una violenza. Ma al peggio non vi è mai fine. Marianna, da quattro anni, è costretta a versare quasi 200 euro al mese, come una sorta di tangente, per poter trascorrere qualche ora con i suoi figli. In diretta su Radio Critical Break, ci ha raccontato la sua storia.

L’ENNESIMO RAPIMENTO DI STATO

Questa vicenda ha luogo nella città di Trento ed inizia, come spesso accade, con la separazione un po’ conflittuale di due genitori. Sia il Tribunale dei Minori che il Tribunale Ordinario richiedono una CTU, dove mamma Marianna viene definita fragile da una parte e manipolatrice dall’altra. I giudici affidano i figli ai servizi sociali con collocamento presso il padre, il quale, però, non può occuparsene a causa del suo lavoro. Vengono quindi trasferiti in una struttura, a meno di 8 anni di età. Qui è iniziata la battaglia di Marianna, la quale assisteva impotente alle lacrime dei suoi figli, che si sentivano sperduti all’interno di un ambiente a loro estraneo. Poco tempo dopo, la donna viene accusata dai servizi sociali e dal responsabile della struttura di aver favorito uno scambio cartaceo fra il suo attuale compagno e la figlia, accusa totalmente falsa, in quanto le lettere appartenevano alla stessa Marianna. Questa calunnia è stata prontamente denunciata, ma ciò non ha sortito l’effetto sperato. A Gennaio del 2018, Marianna si è vista sospendere la responsabilità genitoriale, in quanto definita “pericolosa per le istituzioni”. Da quel momento, la donna è stata obbligata a vedere i suoi figli in uno spazio neutro, sotto stretta sorveglianza di un’operatrice, come se fosse una criminale.

11 EURO ALL’ORA, IL PREZZO DEL TEMPO TRASCORSO CON I PROPRI FIGLI

Le assurdità di questa agghiacciante vicenda non finiscono qui. A Marianna, prima ancora di iniziare gli incontri protetti, è stato richiesto l’ISEE dai servizi sociali, per dare un prezzo a quelle due ore di tempo settimanali che le era concesso passare con i suoi figli. Questo prezzo è stato quantificato in 11 euro all’ora a figlio, al quale dovevano essere aggiunti i quindi minuti prima e dopo la visita che servono all’operatrice per preparare i bambini.​ Un’estorsione in piena regola, che ha raggiunto il culmine durante il lockdown, quando a Marianna è arrivata una fattura che riportava l’enorme cifra di 700 euro, con la minaccia di pignoramento nel caso non avesse pagato. Ci auguriamo che chi di dovere ponga fine quanto prima a questa vergogna e che questa mamma ed i suoi bambini possano finalmente godere del loto diritto di stare assieme.

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